Inflazione resiste all’Iva, stime Istat: ad ottobre +0,7%

Il passaggio dell’Iva dal 21 al 22% non ha spinto sull’inflazione che ad ottobre scende dello 0,3% rispetto a settembre mentre aumenta dello 0,7% su base annuale (in calo comunque rispetto allo 0,9% di settembre). Sono i dati provvisori dell’Istat che spiega come questo rallentamento dell’inflazione sia su base annua che mensile sia dovuto al calo dei prezzi dei beni energetici, degli alimentari freschi e dei servizi delle comunicazioni. Il carrello della spesa tocca il tasso di inflazione minimo dal 2009: 0,7%. L’inflazione acquisita per il 2013 scende all’1,2% dall’1,3% di settembre. 

Coldiretti sottolinea come l’effetto della spending review degli italiani sia stato più forte dell’aumento dell’aliquota Iva. Il calo dei prezzi alimentari, ad esempio, è legato al taglio alla spesa familiare per cibo e bevande stimato in 5 miliardi nel 2013.

La Coldiretti ha analizzato nel dettaglio il quadro delle rinuce a cui sono costretti da tempo gli italiani: più di due italiani su tre (68%) hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento riciclando dall’armadio per l’autunno gli abiti smessi nel cambio stagione, ma oltre la metà (53%) ha detto addio ai beni tecnologici (52%). A seguire nella classifica del cambiamento delle abitudini ad ottobre si colloca anche la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49%. “Il 42% degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40% all’auto o la moto nuova e il 37% agli arredamenti. Pesa anche – conclude la Coldiretti – l’addio alle attività culturali del 35 per cento degli italiani in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi, ma anche quello alle attività sportive (29 per cento) destinato ad avere un impatto sulla salute.

Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, il basso tasso d’inflazione è frutto del clima di recessione con due famiglie su tre che riescono ad arrivare a fine mese solo con notevoli sacrifici e “tagli” alla spesa, anche quella per il cibo.

Critiche ancora una volta, sui dati Istat, Federconsumatori e Adusbef secondo cui risulta del tutto inverosimile il “crollo” dell’inflazione ad ottobre 2013. L’aumento dell’Iva, secondo le Associazioni, ha influito e continuerà ad influire negativamente non solo sui prodotti direttamente interessati, sui quali è applicata l’aliquota ordinaria, ma anche su tutti i beni di largo consumo che in Italia sono trasportati per l’86% su gomma e quindi risentono del rincaro dell’Iva sui carburanti. Le ricadute determinate da tale incremento (pari a +207 euro annui a famiglia) comporteranno gravi ripercussioni sull’andamento della domanda di mercato già in forte crisi (la contrazione nel biennio 2012-2013 sarà pari al -8,1%) e, quindi, sull’intero sistema economico, afflitto da un forte calo della produzione, da un alto “tasso di mortalità” delle imprese, nonché da un tasso di disoccupazione da record.

Se il governo vuole porre fine a questa preoccupante tendenza è necessario che decida rapidamente:

  • di riportare l’Iva al 21% (o, ancora meglio, al 20%),
  • di interrompere quella che abbiamo definito la “lunga marcia” verso il continuo aumento delle tasse (si veda Trise-Tasi),
  • di avviare un serio piano di rilancio per l’occupazione e per lo sviluppo.

Per il Codacons i dati dell’Istat non devono trarre in inganno poiché l’effetto Iva è destinato a dispiegare la maggior parte dei suoi effetti nei prossimi mesi. Moltissimi negozianti e la gran parte dei gruppi della grande distribuzione organizzata, infatti, come chiesto dalla stessa associazione di consumatori che aveva rivolto loro un appello, per il momento ha assorbito l’aumento, ritardando l’applicazione della nuova aliquota. I prezzi, insomma, resteranno congelati con tutta probabilità per tutto il 2013, considerato il crollo dei consumi senza precedenti che è attualmente in atto. Ma, prima o poi, la nuova aliquota sarà traslata sui consumatori finali.

Inoltre in Europa i prezzi scendono del doppio rispetto all’Italia, registrando ad ottobre una decelerazione di 4 decimi di punto percentuale  rispetto alla variazione tendenziale registrata a settembre, contro i 2 decimi italiani. Per via dell’aumento Iva, quindi, l’Italia non usufruisce appieno del crollo record dei prezzi energetici, come, ad esempio, la benzina che precipita del 5,5% su base annua e del 3% su base mensile. E comunque questa inflazione, nonostante sia così bassa, tradotta in cifre, equivale comunque, in termini di aumento del costo della vita,  ad una stangata pari a 245 euro per una famiglia tipo di 3 persone, superiore all’eliminazione dell’Imu sulla prima casa, sempre che poi venga abolita anche la seconda rata.

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