Inps: crollo potere d’acquisto del 9,4%. Codacons: dati drammatici

Il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. Lo si legge nel bilancio sociale Inps, secondo il quale, solo tra il 2011 e il 2012, il calo è stato del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012). Per il Codacons si tratta di dati drammatici, anche se per i pensionati che l’Inps rappresenta la perdita del potere d’acquisto è stata assai superiore.

Tradotto in cifre – spiega l’Associazione –  il crollo del 9,4% del potere d’acquisto equivale, per una famiglia di 3 persone, ad una perdita equivalente a 3.284 euro, 2702 per una famiglia di 2 componenti, una stangata che spiega l’attuale crollo dei consumi e conseguentemente del Pil.

“Per i pensionati al minimo, però, la batosta è ancora superiore, considerato che dal 2008 ad oggi hanno subito un aumento del costo della vita da doppio a triplo rispetto alla media delle famiglie italiane, visto che il loro paniere di beni è assai diverso rispetto al famoso pollo di Trilussa e pesano molto di più voci come alimentazione  e abitazione, acqua, elettricità e combustibili che in questi anni sono aumentati molto di più rispetto agli indici nazionali dei prezzi al consumo” afferma il Codacons aggiungendo che “anche gli altri pensionati, comunque, al pari dei lavoratori dipendenti, hanno avuto il blocco delle indicizzazioni e per questo hanno subito tra il 2011 ed il 2012 un vero e proprio tracollo in termini di potere d’acquisto”.

“Ecco perché il Governo deve assolutamente rivedere la legge di stabilità in tema di pensioni, rivalutando al 100% quelle fino a 6 volte il trattamento minimo” conclude il Codacons mentre per Federconsumatori e Adusbef “per risollevare le condizioni delle famiglie e rilanciare la domanda interna è fondamentale che il Governo agisca con determinazione per scacciare ogni ombra ed ogni incertezza sul fronte fiscale. L’attuale clima di indeterminatezza e caos, infatti, incide in maniera pesantissima sull’andamento di consumi, risparmi e investimenti, proprio perché i cittadini non sono più in grado di programmare alcunché, dal momento che non sanno quali spese dovranno fronteggiare tra la fine del 2013 ed il 2014 (Tares, IMU, Tasi…)”.

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