Inquinamento e tumore ai polmoni, Lancet: c’è correlazione

Spesso si è pensato ad una correlazione tra inquinamento atmosferico e tumore ai polmoni ma fino ad oggi non esistevano studi in grado di dimostrarlo. A dipanare ogni dubbio una ricerca pubblicata da un’autorevole rivista scientifica e rilanciata da Quotidiano Sanità: si tratta di un lavoro condotto da 36 centri europei, cui hanno partecipato oltre 50 ricercatori, che ha interessato oltre 300.000 persone residenti in 9 paesi europei. E l’Italia preoccupa di più. E’ risultato, infatti, essere tra i paesi europei più inquinati: in città come Torino e Roma, infatti, sono stati rilevati in media rispettivamente 46 e 36 microgrammi al metro cubo di inquinanti PM 10 in confronto a una media europea decisamente più bassa (ad esempio a Oxford 16, a Copenaghen, 17).
Parte del progetto europeo ESCAPE (European Study of Cohortes for Air Pollution Effects), lo studio è stato condotto in Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia. Il campione è stato di 17 coorti per un totale di 312.944 persone di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne. Le persone sono state reclutate negli anni ‘90 e sono state osservate per un periodo di circa 13 anni successivi al reclutamento, registrando per ciascuno gli spostamenti dal luogo di residenza iniziale. Del campione monitorato hanno sviluppato un cancro al polmone 2.095 individui. I casi di tumore sono stati poi analizzati in relazione all’esposizione  all’inquinamento atmosferico nelle rispettive zone di residenza. È stato misurato in particolare l’inquinamento dovuto alle polveri sottili tossiche presenti nell’aria (particolato PM 10 e PM 2.5) dovute in gran parte alle emissioni di motori a scoppio, impianti di riscaldamento, attività industriali, ecc.

Nello specifico, lo studio ha permesso di concludere che per ogni incremento di 10 microgrammi di PM 10 per metro cubo presenti nell’aria aumenta il rischio di tumore al polmone di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma. Questo è l’unico tumore che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori lasciando quindi più spazio a cause non legate al fumo da sigaretta di espletare il loro effetto cancerogeno.
Inoltre si è visto che se nell’arco del periodo di osservazione un individuo non si è mai spostato dal luogo di residenza iniziale, dove si è registrato l’elevato tasso di inquinamento, il rischio di tumore al polmone raddoppia e triplica quello di adenocarcinoma.

Commenta il Movimento Difesa del Cittadino: “I risultati della ricerca Lancet destano molta preoccupazione. La situazione di inquinamento italiano, che negli ultimi anni è peggiorata, sia per il non adeguamento agli standard di tutela ambientale sia per l’incuria delle istituzioni nell’emanare decreti attuativi ad hoc nelle città, rischia di provocare sempre più danni alla salute. Esistono in particolare delle aree dove il rischio è maggiore, basti pensare a Taranto o Genova, negli ultimi anni oggetto di forti denunce e dove il pericolo delle polveri sottili è tangibile anche negli aumenti dei casi di tumore tra gli abitanti. Anche le attuali normative della Comunità Europea che stabiliscono la presenza del particolato nell’aria devono essere riviste per limitare al minimo lo svilupparsi di malattie tumorali. Allo stesso modo motori a scoppio, industrie e impianti di riscaldamento dovrebbero rispettare gli standard di salvaguardia ambientale, rendendo le città meno inquinate e più vivibili”.

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