Iva, aumento slitta al 1° ottobre

La tanto attesa decisione sull’Iva è arrivata: il Consiglio dei Ministri ha deciso il rinvio di tre mesi dell’aumento di un punto (dal 21 al 22%). Invece che il 1° luglio, scatterà il 1° ottobre. Lo ha detto il premier Enrico Letta dopo il Cdm. Sfilza di commenti alla notizia. “Una boccata di ossigeno per le famiglie” secondo l’UNC. Codacons: “Decisione assurda, che non risolve il problema ma lo sposta nel tempo”. Adusbef e Federconsumatori: “Rinvio non ci soddisfa”Secondo Massimiliano Dona Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, “la decisione del Governo è una scelta di responsabilità nei confronti delle famiglie in difficoltà che sarebbero state le principali vittime dell’aumento, visto che i rincari avrebbero  riguardato, in particolare, alcuni beni alimentari, le scarpe, l’abbigliamento, il cellulari, i giocattoli e soprattutto la benzina”. “Non solo: lo slittamento, forse, riuscirà  a tamponare l’emorragia dei consumi anche grazie ai saldi ormai imminenti che rappresentano l’ultima possibilità per molti commercianti di far quadrare i conti”. “Restiamo però preoccupati – aggiunge Massimiliano Dona – perché la decisione è stata solo rinviata e si corre comunque il rischio di assistere ad aumenti speculativi da parte di qualche approfittatore che può aver anticipato le decisioni dell’esecutivo: per questo è bene che l’Autorità Antitrust e mister Prezzi vigilino con ancora maggiore attenzione sul mercato”.

Secondo il Codacons il rinvio dell’Iva è “una decisione assurda, che non risolve il problema ma lo sposta nel tempo, e che produrrà una riduzione ulteriore dei consumi e un calo del gettito per lo Stato”. “Rinviare di 3 mesi l’aumento dell’aliquota non porterà alcun beneficio per le famiglie e per le imprese italiane, poiché ad ottobre, quando diventerà effettivo l’aumento, scatterà una ulteriore riduzione dei consumi come effetto dei rincari dei prezzi – afferma il Presidente del Codacons Carlo Rienzi – Non solo. Il maggiore gettito che un nuovo incremento dell’aliquota dovrebbe portare nelle casse dello Stato, sarà totalmente vanificato dalla riduzione degli acquisti operata dalle famiglie, e i 4 miliardi di euro annui che il Governo spera di racimolare, saranno solo una vana speranza”. Il Codacons ricorda infatti come, dall’aumento Iva del settembre 2011 ad aprile 2013, il gettito Iva sia diminuito di ben 5.875.000.000 euro: 3,5 miliardi di euro tra settembre 2011 e dicembre 2012;  2,375 miliardi di euro nei primi 4 mesi del 2013. Per il Codacons la soluzione dunque è solo una: cancellare definitivamente qualsiasi aumento Iva, che avrebbe effetti negativi su tutti i fronti.

“Il rinvio non ci soddisfa minimamente” commentano Federconsumatori e Adusbef. “In questo drammatico momento di crisi, con un calo di consumi che nel biennio 2012-2013 ha raggiunto il -7,3%, un semplice rinvio non risolve alcun problema: la strada giusta è rappresentata dall’eliminazione di ogni ipotesi di aumento dell’Iva. L’incremento di questa tassa – continuano le due Associazioni – indipendentemente da quando avverrà, avrà effetti disastrosi sull’intera economia, decretando il tracollo dei consumi e influenzando quindi negativamente l’intero sistema produttivo. Le ricadute per i cittadini, infatti, sarebbero di oltre +207 euro annui, dovuti non solo agli effetti in termini diretti sui prezzi, ma anche alle ricadute indirette dovute a: l’aumento dell’Iva sui carburanti, che agirà da moltiplicatore dei prezzi, dal momento che oltre l’86% dei beni è trasportato su gomma; i ritocchi al rialzo delle tariffe praticate da artigiani e professionisti; gli “inevitabili” e colpevoli arrotondamenti nell’intermediazione; l’incremento dei costi energetici sostenuti dalle imprese”.

La Coldiretti commenta positivamente il rinvio, atteso per evitare ulteriori effetti depressivi sulle vendite che al dettaglio sono già crollate del 3,5% nel primo quadrimestre dell’anno, con un calo del 2,1% per gli alimentari e del 4,2% per i non alimentari.

“Un atto di responsabilità da parte del Governo”. Lo definisce così la Cia-Confederazione italiana agricoltori secondo cui l’innalzamento di un punto percentuale dell’imposta avrebbe coinvolto circa il 60-70% dei consumi delle famiglie, con un ulteriore effetto depressivo su imprese e cittadini. “Nonostante la soddisfazione per questo primo rinvio – conclude la Cia – crediamo che si debba andare in direzione di un stop definitivo all’innalzamento dell’Iva. Il Governo deve capire che non è questa la soluzione per “fare cassa”, anche perché non c’è alcuna possibilità di ripresa economica attuando misure che abbattono ancora di più i consumi domestici.

Soddisfazione anche da parte dei gestori delle pompe di benzina che però chiedono che si eviti l’aumento delle accise previsto dal DL Fare: “il peso della componente fiscale è sempre più vicino alla soglia del 60% del prezzo finale di un litro di benzina”. “Un costo altissimo, ben al di là della media europea, che soffoca i consumi sulla rete e si ripercuote su tutte le attività economiche”. Così, a margine del Convegno “Il futuro della Rete carburanti”, in programma oggi a Roma, Faib – l’associazione di gestori di Confesercenti – ha commentato il rinvio dell’aumento dell’Iva.

“Secondo le nostre analisi – spiega il Presidente Martino Landi – la componente fiscale già costituiva il 59,1% del prezzo al consumo di un litro di benzina, un dato sensibilmente più alto rispetto alla media euro, che a novembre 2012 risulta attestata sul 55,6%. Ma nonostante questo, si continua a voler fare cassa sui carburanti: bisogna cambiare metodo, le imposte su benzina e gasolio non possono essere il piano B di ogni manovra. I gestori sono al collasso, soffrono soprattutto le stazioni di rifornimento autostradali. Domani si riuniranno in assemblea: è possibile che annuncino la mobilitazione, con la chiusura delle stazioni già nelle prime settimane di Luglio”.

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