Liberalizzazioni, si poteva fare di più e meglio?

Con l’approvazione definitiva del decreto legge sulle Liberalizzazioni si aprono le polemiche. Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ha espresso “viva soddisfazione per l’approvazione in Parlamento del dl recante disposizioni per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” sottolineando “la consapevolezza dell’Esecutivo di aver raggiunto un traguardo importante nel difficile percorso verso la crescita economica del Paese”.

Ma ci sono diversi settori economici che la pensano diversamente. Innanzitutto l’Anci secondo cui, sui servizi pubblici, ci sono alcune criticità: “L’art.25 (promozione della concorrenza nei servizi pubblici) ha in parte recepito alcune osservazioni dell’Anci – ha spiegato Giorgio Galvagno, Sindaco di Asti e Delegato Anci ai Servizi Pubblici Locali – ma resta evidente che certe questioni dovranno essere affrontate attraverso un percorso istituzionale condiviso e concertato, soprattutto in relazione alle società in house, eccessivamente demonizzate, ed alle cessione delle stesse senza penalizzazioni”.

Sui vincoli contenuti nella stessa norma, “vanno necessariamente chiarite inoltre le procedure di affidamento dei servizi, semplificando gli adempimenti comunali sulla delibera quadro e l’analisi di mercato, soprattutto laddove esistono monopoli naturali e dove le amministrazioni hanno già proceduto ad affidare il servizio con gara ai sensi della previgente normativa. Questi sono solo alcuni nodi che andranno affrontati subito, in maniera tale da favorire una omogenea applicazione della normativa nei diversi territori ed evitare il sorgere di interpretazioni difformi con conseguenti ed onerosi contenziosi”.

“Per quanto attiene le farmacie poi – prosegue Galvagno – delude la mancata cancellazione del divieto di prelazione comunale rispetto alle nuove aperture cittadine, mantenuta solo per le sedi aggiuntive in aeroporti, stazioni e centri commerciali, fino al 2022”

Secondo Galvagno “adesso dovrà aprirsi una fase che chiarisca e semplifichi i nuovi ed onerosi adempimenti gravanti sulle amministrazioni in relazione concorrenza nel mercato e per il mercato onde rendere concretamente applicabile quanto previsto dalla riforma. Auspichiamo pertanto che il Governo sia sensibile alle richieste dell’Anci quale portatrice delle esigenze dei territori, condividendo gli interventi chiarificatori da inserire nel previsto regolamento sui criteri per l’analisi di mercato e la delibera quadro sull’affidamento in esclusiva”.

Ma non c’è solo l’Anci. Confcommercio si dice rammaricata perché sulle liberalizzazione “è mancato il confronto” almeno per quanto riguarda gli orari dei negozi: “Servono le semplificazioni della vita dei cittadini e delle imprese – ha sottolineato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli al Forum di Cernobbio -, perchè in Europa e in Italia continuiamo ad averne troppe. E servono certamente le liberalizzazioni. Pensate e realizzate anche attraverso il confronto”. “Il confronto – ha aggiunto – è però mancato, prima del decreto liberalizzazioni e nel tempo emergenziale del decreto Salva Italia, rispetto alla scelta della totale deregolamentazione degli orari degli esercizi commerciali e delle loro aperture domenicali e festive. È una scelta che non gioverà al pluralismo distributivo e che non sosterrà i consumi”.

Non poteva mancare la voce dei consumatori. “Ci aspettiamo e ci auguriamo che in relazione alle modalità di applicazione del provvedimento riguardante la prima classe dell’rc auto,  l’Ania si comporti in maniera virtuosa. È indispensabile evitare di approfittare della situazione. Il rischio, infatti, è che, pur di mantenere le tariffe ai livelli elevatissimi e del tutto ingiustificati a cui si trovano attualmente, si adeguino al rialzo tutte le tariffe applicate sul territorio nazionale” ha affermato in una nota Federconsumatori.

Infine, ma la lista è destinata ad allungarsi, c’è l’Associazione di difesa dei medici accusati ingiustamente di “malpractice” (Amami): “Il Governo si è impegnato ad introdurre le modifiche da noi suggerite in riferimento all’obbligo di copertura assicurativa dei medici previsto dal Dpr. n.138 del 13 agosto 2011, convertito con modificazioni, dalla legge n.148 del 14 settembre 2011. Queste nuove disposizioni volte a garantire l’obbligatorietà da parte delle compagnie di assicurazione a coprire il rischio dei professionisti che lo richiedano, secondo il modello e con le modalità previste per l’ Rca per le automobili, introducendo eventualmente una formula simile a quella del ‘bonus-malus’. Ora ci aspettiamo che vengano finalmente superate le obbedienze alla lobby delle assicurazioni a scapito di medici e pazienti” si legge nella nota dell’Amami.

 

 

 

 

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