Liste di attesa, Ministero Salute: dal Lazio un quarto delle chiamate al 1500

Le donne chiamano più degli uomini. E dal Lazio arriva quasi un quarto delle segnalazioni che denunciano i lunghi tempi di attesa in sanità. Il Ministero della Salute ha diffuso un primo report sul numero di pubblica utilità 1500 sulle liste di attesa, attivato in via sperimentale a ottobre dello scorso anno come “linea diretta” con i cittadini. Sono circa 6.500 i cittadini che hanno contattato, nell’arco delle 24 ore, il 1500 in quasi tre mesi, dal giorno di attivazione del servizio, 8 ottobre, al 31 dicembre 2018.

Circa 1.600 telefonate sono state raccolte durante l’orario di risposta, dalle ore 10.00 alle ore 16.00, dai dirigenti sanitari del ministero della Salute. Quanto tempo sono stati al telefono i cittadini? In media otto minuti e mezzo ma spesso di più. Il tempo più alto è stato di un’ora e 17 minuti. “La complessità dell’argomento, l’esigenza di informazione e la richiesta di ascolto hanno caratterizzato le conversazioni, comportando a volte tempi insolitamente lunghi delle conversazioni”, spiega il Ministero della Salute.

L’ascolto dei cittadini sulle liste di attesa mette in evidenza che le donne (57%) hanno chiamato più degli uomini (43%). Il cittadino che si è rivolto al servizio ha un’età media di 64 anni (età minima 18, massima 90), ha raccontato le proprie esperienze e in quota significativa quelle di altri. Le telefonate sono arrivate soprattutto dal Lazio (24%) e solo a distanza dalle altre regioni: Lombardia (13%), Campania (8,6%), Sicilia (8%), Toscana (7,8%) e Puglia (6%). La maggior parte dei cittadini, il 59% di chi ha telefonato, si è lamentata per i tempi di erogazione delle prestazioni. Molte sono state le richieste di informazione sul Piano nazionale di governo delle liste di attesa e sulla possibilità di ricorrere all’intramoenia pagando solo il ticket, 17% delle conversazioni.

C’è anche una classifica delle regioni e delle ASL più segnalate. E così quelle che raccolgono più segnalazioni per eccedenza dei tempi di erogazione delle prestazioni di primo accesso sono il Lazio col 22,4% (RM 2, RM 1 e Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini), la Lombardia con l’11,2% (ATS della città metropolitana di Milano, ATS della Brianza, ASST Papa Giovanni XXIII), la Campania col 9,7% (ASL Napoli 3 sud, ASL Napoli 1 centro, Azienda Ospedale G. Rummo), la Sicilia a 9,7% (ASP Catania, ASP Palermo, ASP Ragusa), l’Emilia Romagna a 8,3% (AUSL Bologna, Azienda Ospedaliera Universitaria di Bologna, AUSL di Ferrara).

Una delle particolarità che emerge dal report è l’alto numero di segnalazioni che arriva dal Lazio. I cittadini di questa regione, dice il Ministero della Salute, si sono rivolti maggiormente al numero di pubblica utilità e coprono il 24% delle telefonate. Il dato appare ancora più rilevante se confrontato con le telefonate effettuate dai cittadini della Lombardia che raccoglie il 13% delle chiamate.

Dal report emerge anche una certa mancanza di informazioni. La carenza di informazioni e la mancanza di ascolto del paziente a livello territoriale – quindi dai medici di base al Cup, dalla Asl all’ospedale – “hanno contribuito a creare un’erronea percezione dell’urgenza delle prestazioni con classe di priorità programmata – dice il Ministero – D’altra parte, risultano eclatanti i casi in cui l’attesa per effettuare indagini con classe di priorità programmata assume tempi “biblici”: ecografia addome (controllo) presso ASL RM 1 poliambulatorio via Lampedusa (un anno di attesa); mammografia (controllo) ASL Monza Brianza superiore ad un anno”.

“Criticità note”, dice Cittadinanzattiva davanti a questi dati, sottolineando la necessità di una campagna di informazione ai cittadini e del controllo sull’intramoenia. “I primi dati del servizio 1500 confermano quanto abbiamo evidenziato da diversi anni nel nostro Rapporto Pit Salute: i cittadini si ritrovano spesso da soli quando devono accedere al SSN, con poche informazioni o di scarsa qualità – commenta Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – È necessario per questo avviare una campagna che illustri con completezza ai cittadini non solo quali siano i loro diritti quando si trovano con liste di attesa troppo lunghe, ma come agire per ottenere invece che il loro diritto all’accesso venga rispettato”.

Nel Pit Salute presentato da Cittadinanzattiva a dicembre emerge che l’accesso alle cure è la prima voce segnalata dai cittadini. E qui cresce il peso delle liste d’attesa, quelle che raccolgono il disagio maggiore (56% dei problemi di accesso) e il peso di ticket ed esenzioni (30,3% delle segnalazioni). Si attende soprattutto per visite specialistiche (39%) e interventi di chirurgia (30%), poi per esami diagnostici (20,8%) e per chemioterapia e radioterapia, in cui le segnalazioni arrivano al 10% con un aumento del 100% rispetto all’anno precedente. Bisogna aspettare 15 mesi per una cataratta, 13 mesi per una mammografia, 12 mesi per una risonanza magnetica.

“Il lavoro svolto dal Ministero va nella giusta direzione, poiché servono dati ufficiali che certifichino la situazione che più volte abbiamo messo in luce attraverso le segnalazioni dei cittadini che si rivolgono al nostro servizio di tutela – prosegue Gaudioso – Così come l’aver specificato che i tempi di attesa massimi si applicano su tutto il territorio nazionale e a tutte le prestazioni. Gli stessi dati certificano che il problema delle liste di attesa unisce, tragicamente, l’intero territorio italiano, sebbene le strutture del centro sud ne soffrano maggiormente. Ora va verificato che le prestazioni in intramoenia non superino quelle nel canale istituzionale, perché altrimenti l’intramoenia diventa una scelta obbligata, e che quindi chi non può permettersi di pagare possa solo attendere e sperare che tutto, nel frattempo, vada per il meglio”.

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