Malati di Alzheimer, Tribunale Milano annulla cartella esattoriale per ricovero in RSA

Il Tribunale di Milano ha annullato la cartella esattoriale con cui si chiedeva a un cittadino di pagare 118 mila euro per la retta di ricovero della sorella, deceduta, malata di Alzheimer e ricoverata in una RSA. Nulla può essere chiesto ai malati e ai loro parenti per il ricovero in RSA o in cliniche convenzionate, ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione nel 2012. E ora, spiega Confconsumatori, “anche la giurisprudenza ha iniziato a uniformarsi al dettato della Suprema Corte”.

salute assistenzaLa Corte di Cassazione, con sentenza n. 4558 del 22 marzo 2012, ha stabilito statuito che nulla può essere chiesto ai malati di Alzheimer e ai loro parenti per il ricovero in RSA o in cliniche private convenzionate. Confconsumatori, che da tempo si occupa del tema e che ha in corso cause analoghe in diverse città d’Italia, ha accolto con entusiasmo la notizia proveniente del Tribunale di Milano, chi si è pronunciato in questi giorni sul tema (sentenza n. 7020/15). Il caso è quello del fratello di una malata di Alzheimer, che aveva proposto opposizione avverso una cartella esattoriale di 118.245,12 euro emessa da Equitalia Nord S.p.a., la quale pretendeva dall’uomo, in qualità di unico erede della malata, il credito vantato dal Comune di Milano nei confronti della sorella, deceduta, in condizioni di non autosufficienza perché affetta da Alzheimer. Tale credito derivava dal pagamento, effettuato dall’ente territoriale, della retta di ricovero presso la RSA Istituto Geriatrico.

Il giudice ha seguito la pronuncia della Cassazione, affermando che: «Le ragioni del ricovero sono da ravvisare nella grave patologia diagnosticata e dalla necessità per la signora di prestazioni di natura sanitaria, rispetto alle quali quelle di natura socio-assistenziale hanno assunto un carattere marginale e accessorio. […] La Corte – si legge nella sentenza – ha concluso che in presenza di una stretta correlazione fra prestazioni sanitarie e assistenziali con prevalenza degli aspetti di natura sanitaria (come nella fattispecie in esame) si determina la totale competenza del Servizio sanitario nazionale, con conseguente non recuperabilità mediante azione di rivalsa nei confronti dei parenti delle prestazioni erogate dal Comune».

Si tratta, spiega Confconsumatori, della prima sentenza favorevole ai cittadini in tema di Alzheimer. Commenta l’avvocato Giovanni Franchi, che sta seguendo diverse cause analoghe: “Era ora che anche i Tribunali dicessero la loro e si uniformassero alla Corte di Cassazione. Le Regioni e i Comuni continuano a comportarsi come se quella sentenza non vi fosse mai stata, chiedendo rette di ricovero a malati e parenti”. L’associazione nei mesi scorsi ha scritto a tutte le Regioni chiedendo di sapere se la normativa regionale si è adeguata alla sentenza della Cassazione del 2012.

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