Mediolanum, 300.000 euro di multa da Antitrust per ostacoli a chiusura c/c

Una multa di 300.000 euro per aver ostacolato la chiusura del conto corrente, richiesta dal cliente: è la sanzione che l’Antitrust ha inflitto a Mediolanum per aver avuto un comportamento ostruzionistico e dilatorio nella fase di estinzione dei rapporti di c/c. La pratica scorretta è stata segnalata da diversi consumatori, tra giugno e novembre 2011, e riscontrata da un’indagine condotta online su alcuni forum nei quali tra gennaio 2008 e marzo 2010 sono risultate presenti altre lamentele.

Mediolanum non ha dato pronto seguito alle formali richieste di estinzione dei rapporti di conto corrente inoltrate dai clienti, omettendo di comunicare in tempo utile eventuali ostacoli all’esecuzione dell’operazione e, nel frattempo, ha continuato ad addebitare le spese connesse alla tenuta del conto, come il canone e l’imposta di bollo.

L’estinzione del conto corrente è intervenuta in media 24 giorni dopo l’inserimento della richiesta a sistema: nel 92,5% dei casi il conto è stato estinto entro i 60 giorni solari e, addirittura dopo 90 giorni solari, il 3% dei conti correnti risultava ancora non estinto. Performance particolarmente negative si sono registrate nel 2009 (quasi il 9% delle richieste sono state evase dopo 60 giorni dalla data inserimento a sistema) e nel 2010 (quasi il 14% in più di 60 giorni, oltre il 4% in più di 90 giorni).

Dai controlli fatti dall’Antitrust risulta che, tra settembre 2007 e aprile 2012, le operazioni di estinzione dei conti correnti sono state mediamente espletate con tempistiche lunghe e non prevedibili dai consumatori. In particolare nel 2009 e 2010, i tempi medi di estinzione sono stati ampi, rispettivamente 31 e 29 giorni. Anche considerando i 10 giorni che la banca reputa necessari ad acquisire tutti i materiali, questi tempi risultano comunque più lunghi.

E oltre a questo disagio, al consumatore sono stati addebitati i costi connessi alla tenuta del conto corrente fino alla data di estinzione contabile del rapporto, nonostante le condizioni contrattuali prevedano che il recesso sia efficace decorsi 10 giorni lavorativi dal momento in cui la banca ne riceve comunicazione scritta. Il protrarsi di tali addebiti risulta ingiustificato, in quanto essi costituiscono il corrispettivo di un servizio di cui il cliente ha espressamente richiesto la cessazione e di cui non può in ogni caso fruire pienamente, essendo tenuto a restituire i supporti per l’utilizzo dei servizi di pagamento (es. assegni, carte) contestualmente alla richiesta di chiusura.

Inoltre la banca non ha comunicato adeguatamente ai consumatori le motivazioni per cui non poteva disporre la chiusura dei conti correnti. Tutto questo rientra nella definizione di “pratica commerciale scorretta” ai sensi degli articoli 20, 24 e 25 del Codice del Consumo, in quanto contraria alla diligenza professionale e idonea, mediante condotte ostruzionistiche e dilatorie nelle operazioni di estinzione dei conti correnti, a condizionare indebitamente la libertà di scelta del consumatore medio rispetto a un rapporto commerciale non più desiderato.

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