Minori migranti e Internet, Save the Children: il web fra rischi e speranze

Per i minori stranieri che arrivano in Italia da soli Internet è allo stesso tempo un’opportunità e un rischio: la rete rafforza la convinzione di partire e mettersi in viaggio, specialmente quando si vedono su facebook le immagini postate da parenti e amici che raccontano di una vita bella e piena di speranza (e non sempre corrispondono alla realtà), aiuta a mantenersi in contatto con amici e familiari a casa, ma spesso è anche fattore di rischio e sfruttamento nei confronti di chi si ritrova da solo, con una conoscenza ancora scarsa della lingua, più soggetto al pericolo di truffe e sfruttamento. Save the Children ha presentato lo studio Minori Migranti: in viaggio attraverso la rete, che racconta l’uso del web da parte degli adolescenti stranieri che arrivano da soli in Italia.

safer internet day 2016Quasi un minore straniero su cinque ha rafforzato la propria decisione di partire in base alle immagini di amici e parenti viste sui social network, ma altrettanti hanno vissuto esperienze negative sulla Rete una volta arrivati in Italia. Il web è un fondamentale strumento di comunicazione con la famiglia e gli amici”, sintetizza l’associazione, che ha presentato i dati in occasione dell’odierno Safer Internet Day. I minori migranti non accompagnati sono una realtà complessa e vulnerabile: sono oltre 12.000 giunti in Italia nel 2015, circa l’8% del totale degli arrivi e il fenomeno si profila in aumento, visto che nel solo mese di gennaio del 2016 ne sono arrivati 645, pari ad oltre il 12% degli arrivi. La consultazione ha coinvolto 165 minori di età compresa tra i 15 e i 17 anni in alcune strutture di accoglienza attraverso l’Italia, da Lampedusa a Torino. La ricerca analizza come i ragazzi impieghino internet, smartphone e social network in tutte le fasi del loro viaggio, dal concepimento dell’idea di partire, sino all’attuale permanenza in Italia. I partecipanti provenivano in maggioranza dall’Egitto e dall’Africa sub-sahariana, ma anche da Pakistan, Bangladesh, Afghanistan e Albania.

Internet spinge a partire. L’accesso alla rete varia molto in base alla nazionalità dei minori – i più connessi sono i ragazzi egiziani – e aumenta quando si arriva in Italia. Per quasi un ragazzo su cinque (18,78%) di coloro che avevano accesso a internet nel Paese di origine (per la maggior parte minori egiziani), la Rete ha contribuito a rafforzare l’idea della partenza, insieme ai racconti di amici e parenti residenti all’estero. Sui social network ci sono le belle foto di una nuova vita: magari non sono reali, sono la promessa di un sogno, ma finiscono per alimentare il desiderio di partire e creare aspettative che in diversi casi si scontrano con la realtà. Valga ad esempio la testimonianza, riportata da Save the Children, di un diciassettenne egiziano: “Ho deciso di venire in Italia perché ho visto delle foto di alcuni amici su Facebook, erano belle… quando erano in Egitto le loro facce erano stanche mentre in quelle foto erano belli, riposati, con il sorriso. (…) per convincere mio padre a pagarmi il viaggio, gli mostravo le foto (…) Quando sono arrivato in Sicilia, ho telefonato al mio amico al numero italiano che avevo trovato sulla sua pagina Facebook. (…) Il mio amico ha iniziato a raccontarmi le sue difficoltà e mi ha consigliato di rimanere nella struttura fino a quando non avrò il permesso di soggiorno. Solo ora mi sono reso conto delle bugie del web”.

Facebook può essere utile per identificare le rotte da seguire durante il viaggio, nel quale però raramente vengono scattate foto –  “Non c’era nulla da fotografare. Eravamo stretti dentro la barca: come avremmo potuto fare delle foto?”. Una volta giunti a destinazione, i telefonini – per chi ha quelli più moderni – permettono di conservare le foto del proprio paese e dei propri cari e la Rete consente di rimanere in contatto con la famiglia e con gli amici, di fare nuove conoscenze, talvolta di imparare la lingua. I rischi però ci sono e sono collegati alla debolezza e all’isolamento dei minori: quasi un ragazzo su cinque ha avuto esperienze negative online. C’è un forte rischio di cadere vittima di truffe e sfruttamento.

Spiega Save the Children: “I minori stranieri non accompagnati sono particolarmente esposti ai rischi associati a un utilizzo non consapevole della Rete, poiché sono soli, non supportati dalla presenza di riferimenti adulti e spesso senza una rete di relazioni sul territorio, hanno una scarsa o assente conoscenza della lingua e sono privi di quelle competenze digitali in grado di guidarli nelle loro scelte online. I risultati emersi evidenziano come il rischio di adescamento (ad esempio attraverso la richiesta di materiale fotografico in cambio di denaro) e/o di sfruttamento sia particolarmente alto tra questi ragazzi. Il 19,4% di loro ha raccontato di aver avuto brutte esperienze su internet, principalmente in relazione a virus e a tentativi di approccio da parte di sconosciuti”.

Commenta Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia Europa di Save the Children: “Fornire ai ragazzi e alle ragazze migranti le conoscenze necessarie per utilizzare in modo positivo e consapevole la Rete è fondamentale. Per molti, soprattutto quelli in arrivo dai Paesi più deprivati, il mondo di internet è una vera scoperta, ma questo li espone ancora di più ai rischi rispetto ai coetanei. L’accesso a internet e l’educazione a farne un uso sicuro devono essere garantiti in ogni struttura di accoglienza, con un’adeguata formazione degli operatori, affinché possano svolgere questo ruolo guida. È importante che questo messaggio sia accolto non solo dall’Italia ma da tutta l’Europa e che questo gruppo di minori particolarmente vulnerabile non sia dimenticato quando le istituzioni intervengono per rendere la Rete un luogo più sicuro per i bambini e gli adolescenti”.

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