Mondiali, Paesi UE possono esigere trasmissione su canali liberi

Se ci sono eventi di particolare rilevanza per il Paese, gli Stati membri possono esigere che siano trasmessi su canali TV liberamente accessibili per garantire un ampio accesso del pubblico. La direttiva “servizi audiovisivi senza frontiere” consente, infatti, ai Paesi di vietare la trasmissione in esclusiva di eventi che considerano rilevanti, qualora tale trasmissione privasse una parte importante del pubblico della possibilità di seguire questi eventi su un canale accessibile. Per questo l’Avvocato generale dell’UE chiede alla Corte di Giustizia di respingere i ricorsi di Fifa e Uefa contro le sentenze del Tribunale sulla copertura televisiva dei Mondiali ed Europei di calcio.

Belgio e Regno Unito, infatti, hanno stilato un elenco degli eventi considerati di particolare rilevanza per la loro società, tra cui figuravano alcune partite della Coppa del mondo e degli Europei. La Commissione Europea ha giudicato questi elenchi compatibili con il diritto comunitario, ma Fifa e Uefa hanno impugnato tale decisione, prima davanti al Tribunale, poi davanti alla Corte, contestando il fatto che tutte queste partite possano costituire eventi di particolare rilevanza per il pubblico di tali Stati.

Nelle conclusioni odierne, l’avvocato generale Niilo Jääskinen sottolinea che, ai sensi della direttiva, solo gli Stati membri sono competenti a redigere gli elenchi nazionali al fine di garantire la trasmissione di questi eventi su canali liberamente accessibili. Essi dispongono di un certo margine di discrezionalità nella scelta delle misure che ritengono più idonee a raggiungere il risultato della direttiva, che consiste nella libera diffusione delle trasmissioni televisive.

Il controllo della Commissione Europea è quindi limitato perché di natura oggettiva: cioè si limita a verificare il rispetto di alcuni principi, come il divieto di discriminazione, e controlla che gli elenchi rispettino i criteri di trasparenza e chiarezza e che non ci siano manifesti errori di valutazione. Inoltre, il legislatore dell’Unione Europea, riservando agli Stati membri la possibilità di stilare l’elenco degli eventi di particolare rilevanza per la loro società, intendeva conciliare l’obiettivo della libertà di prestazione dei servizi nel settore della radiodiffusione televisiva con quello della tutela del diritto all’informazione nel rispetto delle differenze culturali degli Stati membri.

“Pertanto, la restrizione di tale libertà fondamentale è stata coscientemente prevista dal legislatore come indispensabile al fine di garantire l’accesso di un vasto pubblico agli eventi di particolare rilevanza per la società”.

Rispetto alla violazione del diritto di proprietà, sollevata da Fifa e Uefa, l’avvocato precisa che il diritto di proprietà collegato alla trasmissione di eventi sportivi non è definito né dal diritto nazionale né da quello comunitario; quindi il suo ambito di applicazione dipende, essenzialmente, dalle disposizioni che ne definiscono i limiti, come la direttiva. Per questo motivo, la misura in oggetto non costituisce un ostacolo al diritto di proprietà ai sensi della Carta dei diritti fondamentali.

Infine l’avvocato generale propone alla Corte di confermare che, sebbene la Coppa del mondo e l’EURO siano menzionati nella direttiva a titolo di esempio di eventi di particolare rilevanza per la società, ciò non implica che l’integralità di tali eventi sportivi possa, in tutti i casi, essere inserita nell’elenco nazionale a prescindere dall’interesse che essi suscitano nello Stato membro interessato. La menzione della Coppa del mondo e dell’EURO nella direttiva implica invece che, quando lo Stato membro inserisce le partite di tali tornei nell’elenco nazionale, esso non ha l’obbligo di indicare nella sua comunicazione alla Commissione una specifica motivazione inerente al loro carattere «di eventi di particolare rilevanza per la società».

 

Comments are closed.