Mutui, UNC chiede un confronto con Abi e MEF

La polemica sulla novità contenuta nel decreto che attua la direttiva UE sui mutui finisce sul tavolo del CNCU. Oggi pomeriggio ci sarà la riunione del Consiglio Nazionale Consumatori Utenti e l’Unione Nazionale Consumatori chiederà al Ministero dello Sviluppo Economico di aprire un confronto di merito sulla nuova direttiva con il Ministero dell’Economia e con Abi e le altre Associazioni di consumatori. Il punto critico riguarda la possibilità, per le banche, di riprendersi gli immobili dei morosi e rivenderli ripagando la differenza tra il valore di mercato e il mutuo residuo. Operazione, fin’ora vietata, che può scattare già alla 2a rata non pagata. “Un confronto che finora è incredibilmente mancato, nonostante fosse ormai una procedura consolidata dal 2007, dall’accordo per eliminare le penali sull’estinzione anticipata sui mutui a quello per la sospensione delle rate per le famiglie in difficoltà”  ha dichiarato il Prof. Stefano Cherti, consulente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Un tavolo che va aperto ancor di più in questa occasione, considerato che lo schema di decreto legislativo per l’attuazione della direttiva 2014/17/UE, oltre a recepirla solo parzialmente, presenta innumerevoli punti critici” ha proseguito Cherti.

In particolare, l’associazione evidenzia, tra gli altri, la gravità del  terzo comma dell’art. 120-quinquiesdecies, secondo il quale “le parti del contratto possono convenire espressamente, al momento della conclusione del contratto di credito o successivamente, che in caso di inadempimento del consumatore la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito, fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza”.

“E’ grave e pericoloso sia che ci possa essere una modifica successiva alla conclusione del contratto, in barba al principio cardine pacta sunt servanda, sia che si parli di inadempimento del consumatore, senza specificarne la gravità, ad esempio se con riferimento all’art. 1455 del codice civile, ossia un inadempimento che non ha scarsa importanza per la banca o all’art. 40 del Testo unico bancario, ossia dopo che ci sia stato un ritardato pagamento di almeno sette volte, anche non consecutive” ha proseguito Cherti.

“Fare passi indietro nell’unico campo nel quale, grazie alle lenzuolate Bersani, c’è stata un’effettiva liberalizzazione, sarebbe un autogol clamoroso” ha concluso Cherti.

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