Obiettivo Sostenibilità. Innovazione e infrastrutture: progressi e nuove proposte

“Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile”. L’obiettivo numero 9 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile punta tutto sulle infrastrutture digitali e sull’Industria 4.0, veri pilastri attraverso i quali accelerare la transizione a modelli produttivi più avanzati e sostenibili. I Target dell’Obiettivo 9 includono diversi impegni significativi.

Tra gli altri, il Target 9.1 – “Sviluppare infrastrutture di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti, comprese le infrastrutture regionali e transfrontaliere, per sostenere lo sviluppo economico e il benessere umano, con particolare attenzione alla possibilità di accesso equo per tutti”.

O ancora, il Target 9.4 – “Entro il 2030, aggiornare le infrastrutture e ammodernare le industrie per renderle sostenibili, con maggiore efficienza delle risorse da utilizzare e una maggiore adozione di tecnologie pulite e rispettose dell’ambiente e dei processi industriali, in modo che tutti i paesi intraprendano azioni in accordo con le loro rispettive capacità”.

Rispetto al Goal 9, l’Italia è 45esima nelle classifiche internazionali e, nonostante il 70% delle scuole sia connessa in rete, la qualità della connessione è inadatta alla didattica digitale.

Nel Rapporto 2017 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, presentato da AsVis (Alleanza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile) alla Camera il 28 settembre scorso, si evidenzia che, nel corso dell’ultimo anno, è cresciuta nella società e nell’imprenditoria italiana la consapevolezza che per rimettere in moto uno sviluppo economico di dimensioni adeguate è necessario innovare guardando simultaneamente alla dimensione tecnologica, all’aumento di produttività e alla riduzione del consumo di risorse naturali. Di conseguenze, le attuali tendenze che si registrano sono: un’innovazione basata sulle tecnologie digitali, il passaggio all’economia circolare e lo sviluppo di una nuova generazione di infrastrutture adeguate al 21esimo secolo.

Con il nuovo “Codice degli Appalti” (D. Lgs. 50/2016) e con il Def 2017, che contiene l’Allegato che individua i fabbisogni infrastrutturali al 2030, si è ufficialmente entrati in una nuova stagione di politiche infrastrutturali. Tra gli aspetti innovativi del documento si segnalano la centralità della pianificazione strategica, cioè l’individuazione delle reti di infrastrutture necessarie, come quelle ferroviarie, stradali, portuali, aeroportuali, per la connessione del Paese, nonché la valutazione ex-ante delle opere, cioè la considerazione dei costi e dei benefici delle singole infrastrutture. Tra le priorità in termini di infrastrutture fisiche che richiedono investimenti significativi si segnala l’ammodernamento della rete stradale, sostanzialmente fermo da anni, che necessita di uno specifico piano nazionale e della trasformazione digitale di tali infrastrutture.

Relativamente al settore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione, l’anno trascorso ha visto importanti passi in avanti. Dal punto di vista della copertura, infatti, la disponibilità dei servizi di accesso a reti fisse a velocità compresa tra i 2 e i 20 Mbit/s ha ormai raggiunto il 97% delle abitazioni, mentre a fine 2016 le linee di rete fissa a banda larga con velocità pari o superiore ai 10 Mbit/s hanno superato per la prima volta il 50% del totale.

Per sostenere l’innovazione e la ricerca e sviluppo (R&S), tema portante per il nostro Paese che vede nel tessuto produttivo (prevalentemente formato da piccole e medie imprese) una struttura potenzialmente ricettiva di istanze innovative e di avanzamento tecnologico, il Governo ha istituito la fattispecie delle “Startup innovative” e promosso uno “Small Business Act” ed uno “Startup Act” in linea con le politiche europee dirette a finanziare un’aumentata capacità di innovare e applicare tecnologie intelligenti.

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per l’Obiettivo 9 indica un significativo miglioramento della situazione italiana (seppure con un lieve peggioramento tra il 2014 e il 2015), perché passa dall’81,7 del 2004 al 104,3 del 2015, con progressi relativi soprattutto all’intensità della ricerca, l’incidenza dei lavoratori della conoscenza sull’occupazione e la diffusione di banda larga tra le famiglie e l’uso di internet. Stagnante appare, invece, il valore aggiunto dell’industria manifatturiera e diminuisce il tasso di innovazione del sistema produttivo.

Per progredire rispetto al Goal 9 si avanzano diverse proposte, tra cui: rafforzare ulteriormente i piani relativi ad Industria 4.0 e all’Agenda Digitale, individuando più efficaci forme di collaborazione tra centri di ricerca e imprese, non solo quelle medio-grandi; disegnare interventi dedicati ad accrescere le dimensioni del sistema industriale del Mezzogiorno e a potenziare le sue connessioni con le imprese fornitrici di servizi ad alta intensità di tecnologie e innovazione, anche per bilanciare le ricadute fortemente eterogenee e a netto favore delle regioni del Nord che avrà l’attuale Piano Industria 4.0; promuovere e incentivare maggiormente l’open-innovation come modalità di R&S delle imprese, che in questo modo si aprirebbero a collaborazioni con piccole e medie imprese, università e centri di ricerca, generando una complessiva crescita del livello di competenze; nuove e importanti opere aeroportuali e ferroviarie che utilizzino al meglio gli investimenti già fatti e le infrastrutture esistenti, puntando all’integrazione delle diverse modalità di trasporto, alla modernizzazione dei servizi e a più stretti ed armonici rapporti con il territorio; prevedere una leva premiale in tutti gli appalti pubblici in cui il servizio digitale viene inserito nella progettualità di infrastrutturazione, cogliendo in tutti i settori le potenzialità derivanti dall’emergente tecnologia della comunicazione di rete Internet of Things (IoT).

 

Notizia pubblicata il 12/10/2017 ore 17.14

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