Ordini professionali, CGUE: no formazione obbligatoria che elimina concorrenza

Un ordine professionale che impone ai propri membri una formazione obbligatoria che elimina in parte la concorrenza e stabilisce condizioni discriminatorie a danno dei suoi concorrenti è contrario al diritto dell’UE in materia di concorrenza. Il fatto che ci sia una legge nazionale che prevede che un ordine professionale ponga in essere un sistema di formazione obbligatoria, non sottrae dal campo di applicazione del diritto comunitario. Lo precisa la Corte di Giustizia dell’UE. 

La sentenza odierna della CGUE interviene in una causa tra l’ordine portoghese degli esperti contabili e l’Antitrust del Portogallo. L’ordine dei contabili, OTOC, ha adottato un regolamento che prevede una formazione obbligatoria, per gli esperti contabili, da conseguire nei due anni precedenti all’iscrizione. Questa formazione, in crediti formativi, può essere di 2 tipi: istituzionale, ovvero erogata esclusivamente dall’OTOC, o professionale, che può essere erogata dall’OTOC, ma anche dagli organismi iscritti presso l’OTOC.

Secondo l’Autorità garante della concorrenza del Portogallo questo ha causato una distorsione della concorrenza sul mercato della formazione obbligatoria degli esperti contabili in tutto il territorio nazionale, in violazione del diritto dell’UE. All’OTOC è stata inflitta una multa, ma l’ordine ne ha chiesto l’annullamento.

La Corte ha dichiarato che “un regolamento adottato da un ordine professionale che pone in essere un sistema di formazione obbligatoria, al fine di garantire la qualità dei loro servizi, configura una restrizione della concorrenza vietata dal diritto dell’Unione, quando elimina la concorrenza per una parte sostanziale del mercato rilevante, a vantaggio di tale ordine professionale, ed impone, per l’altra parte di questo mercato, condizioni discriminatorie a danno dei concorrenti dell’ordine. Spetta comunque al giudice del rinvio verificare queste circostanze.

Si ricorda che l’art. 101 del regolamento UE sulla concorrenza vieta tutti gli accordi tra imprese o tutte le decisioni di associazioni di imprese che abbiano per oggetto o effetto di impedire o restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno.

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