Pillola dei 5 giorni dopo, in 5 mesi vendute solo 4.500 confezioni

Da aprile scorso nelle farmacie italiane viene venduta la pillola dei 5 giorni dopo, il contraccettivo d’emergenza approvato dall’Aifa a novembre 2011, e già autorizzato dall’Ema (Agenzia europea dei medicinali) a maggio 2009. Dopo l’enorme dibattito suscitato dal suo arrivo in Italia, è il momento di fare un primo bilancio sull’utilizzo del nuovo contraccettivo: in poco più di 5 mesi, in Italia, sono state vendute solo 4.500 confezioni. Un numero abbastanza esiguo, se si pensa che nello stesso periodo in Germania se ne sono vendute 13.000.

I dati arrivano dalla Società Medica Italiana per la Contraccezione (SMIC), che rileva un altro dato preoccupante: 7 ginecologi su 10 non prescrivono la pillola dei 5 giorni dopo a causa dell’obbligo del test di gravidanza preventivo, da presentare al medico ovviamente con esito negativo. Questa, secondo la SMIC, è un’anomalia tutta italiana (negli altri paesi la prescrizione è libera) che ostacola l’utilizzo del contraccettivo. Con evidenti ricadute sul diritto delle donne a decidere della propria vita.

Oltre a criticare l’obbligatorietà di un test che ritarda i tempi e non è necessario a fini medici, la SMIC sottolinea una questione anche pratica: costi maggiori per il Sistema sanitario nazionale, “poiché è indubbio che la gran parte delle donne che richiede la contraccezione di emergenza lo fa perché non desidera una gravidanza, e quindi, se restasse gravida, percorrerebbe la scelta di un aborto volontario, con tutto ciò che ne segue”. La SMIC auspica quindi che anche l’Aifa si adegui a quanto praticato in tutti gli altri Paesi dove ellaOne* è commercializzata, abolendo l’obbligo di effettuare un test di gravidanza”.  

Secondo Federconsumatori questi dati sono preoccupanti e vedono il diritto di scelta delle donne minacciato da due principali fattori di rischio: da una parte studi, indagini e ricerche dimostrano che i cittadini – e soprattutto le cittadine – sono fortemente disinformati in merito alla contraccezione, soprattutto se si tratta di quella di emergenza. La seconda problematica riguarda la riluttanza dei medici a prescrivere questa stessa pillola. Tali elementi configurano il rischio di inaccessibilità al farmaco e, conseguentemente, di un diritto negato per la popolazione femminile.  

Per garantire alle donne la possibilità di scegliere se, come e con quali strumenti intervenire sul proprio corpo, è quindi necessario agire mettendo prima di tutto in atto una capillare campagna informativa. Occorre infatti instillare nella popolazione, e in particolare nei giovani, la cultura della contraccezione consapevole, in modo che il ricorso agli anticoncezionali di emergenza possa diventare sempre meno frequente e che comunque i cittadini arrivino ad avere sufficienti conoscenze anche in merito a questo tipo di farmaci. Interventi in questo senso – conclude Federconsumatori – sono ancora più urgenti se si considera che molti medici italiani ricorrono all’obiezione di coscienza. Il diritto dei ginecologi a non praticare aborti e a non prescrivere contraccettivi di emergenza perché considerati abortivi lede, di fatto, la libertà di scelta delle pazienti e il diritto, garantito dalla legge, di interrompere una gravidanza”.

 

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