Privacy, Federconsumatori si oppone a banca dati morosi nelle tlc

No ad una banca dati dei morosi nel settore delle telecomunicazioni. Federconsumatori si oppone alla proposta, sollecitata da ASTEL, associazione di Confindustria che rappresenta gli interessi della maggiori compagnie telefoniche in Italia. L’Associazione dei consumatori ha partecipato questa mattina alla consultazione pubblica presso l’Autorità per la Protezione dei Dati Personali relativa allo schema di provvedimento in materia di “costituzione in una banca dati dei clienti morosi nell’ambito dei servizi di comunicazione elettronica”.

Il sistema proposto dovrebbe chiamarsi SIT, ma ad oggi non si sa ancora a quale società verrebbe affidata la sua gestione. Tale sistema avrebbe sostanzialmente il compito di “bloccare” l’apertura di nuovi contratti da parte di utenti che risultino morosi dalle segnalazioni che le stesse compagnie telefoniche trasmettono al sistema.

Federconsumatori si è dichiarata fermamente contraria all’introduzione di un sistema come questo, che rappresenterebbe “una palese violazione del diritto alla privacy dei cittadini garantito dal Codice della privacy. “Tale sistema, inoltre, suscita non poche perplessità dal momento che andrebbe a creare una banca dati settoriale (delle TLC) di dimensioni ampissime, in grado di bloccare il mercato delle stesse TLC”. Infine è stato ricordato come la stessa Autorità per la Privacy abbia in più occasioni dichiarato la sua netta contrarietà alla “schedatura” dei clienti  morosi per profili non prettamente aderenti alla funzione di valutazione del merito creditizio (per cui il nostro ordinamento concede il restringimento del diritto alla privacy dei clienti). Il 21 marzo 2013, con provvedimento n.135, il Garante ha affermato, all’interno di uno dei suoi numerosi documenti ufficiali, concrete perplessità per strumenti introduttivi di questo genere di “profilature”.

Federconsumatori confida nei poteri concessi all’ Autorità di Garanzia ed auspica che mantenga fede alle sue numerose pronunce, esprimendo la sua netta contrarietà all’introduzione nel nostro Paese del sistema richiesto da Confindustria, salvaguardando così il diritto alla riservatezza dei dati personali di milioni di utenti italiani.

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