Protesi Pip, da Cittadinanzattiva una email per segnalazioni

Protesi Pip: Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato mette a disposizione sul proprio sito una pagina web con la ricostruzione della vicenda, un form e una email per le segnalazioni. Secondo stime non ufficiali, in Italia potrebbero essere arrivate fra 4 mila e 5 mila protesi dell’azienda francese, fuori mercato da circa due anni e finite al bando perché fabbricate con un silicone destinato a usi industriali.

Email per le segnalazioni si possono inviare a protesipip@cittadinanzattiva.it , mentre su http://bit.ly/protesipip si trova una ricostruzione della vicenda. Cittadinanzattiva sta ricevendo diverse segnalazioni e richieste di informazioni, che provengono in gran parte da Campania, Lombardia ed Emilia Romagna. Alcuni chiedono solo informazioni; altri hanno problemi con le protesi Pip e dunque chiedono come toglierle e chi deve pagare l’intervento per la rimozione; altri ancora vorrebbero essere rimborsati per l’intervento già eseguito. Però, denuncia Cittadinanzattiva, “c’è chi non sa nemmeno se la protesi che ha installato sono del tipo Pip, perché tale informazione manca in cartella clinica o la struttura che ha effettuato l’impianto non ha rilasciato al diretto interessato alcuna cartella clinica”.

Nella pagina web, l’associazione ricorda che al momento le Regioni, Toscana a parte, non hanno ancora preso decisioni specifiche sulle indicazioni da fornire alle donne che hanno subito impianti al seno con protesi Pip. La Toscana invece ha deciso di avviare un percorso di osservazione e presa in carico di tutti i casi di impianto di protesi mammarie di tipo Pip anche da prima del 2001 e di  offrire consulenza, controllo ed eventuale rimozione da parte del Servizio sanitario regionale in base a un protocollo in corso di definizione.

Afferma Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva: “In attesa di avere il quadro completo del censimento avviato dal Ministero della Salute per individuare tutti i portatori delle protesi impiantate in Italia, quadro che dovrebbe essere fornito entro il 26 gennaio, ci preme tutelare i diritti dei cittadini che ad oggi sono privi di una adeguata informazione su cosa fare e a chi rivolgersi. Stiamo predisponendo una equipe medico e legale che possa valutare i casi e le strade da seguire. Dal punto di vista istituzionale, chiediamo al Ministero di tenerci informati sul censimento e alle singole Regioni di attivarsi per fornire informazioni e tutele ai cittadini, come annunciato ad esempio dalla Toscana che ha deciso di prendere in carico tutti i casi di impianto delle protesi nel proprio territorio, definendo anche un protocollo per l’eventuale rimozione a carico del servizio sanitario regionale”.

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