Protesi Pip: espianti e reimpianti devono essere a carico del Servizio sanitario

Gli interventi di espianto delle protesi Pip e di reimpianto delle protesi al seno dopo operazioni di mastectomia, nonché le cure psicologie o psichiatriche necessarie alle donne coinvolte nello scandalo delle protesti mammarie pericolose, devono essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, che ha accolto la richiesta in tal senso presentata dal Codacons. L’associazione però – cui al momento si sono rivolte oltre 180 donne – non condivide l’impostazione per cui per procedere agli interventi occorre un’attestazione del medico e per questo farà appello al Consiglio di Stato.

Come si ricorderà, l’allarme sulle protesi al seno Pip è scattato in Francia alla fine dello scorso anno ed è subito rimbalzato in Italia, dove un parere urgente del Consiglio Superiore di Sanità ha evidenziato lo scorso dicembre che le protesi Pip presentano maggiori probabilità di rottura e di causare infiammazioni. È sempre sull’onda dello scandalo delle protesi che si è accelerato l’iter della legge che ha istituito il registro delle protesi al seno e il divieto di plastica al seno a fini estetici per le minorenni, legge entrata in vigore il 12 luglio.

Oggi il Codacons rende noto che il Tar del Lazio, con una nuova sentenza, ha accolto la richiesta dell’associazione in merito all’espianto e reimpianto delle protesi Pip a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. L’associazione  aveva impugnato al Tribunale Amministrativo l’ordinanza di del Ministero della salute del 29 dicembre 2011, recante l’adozione di provvedimenti in materia di protesi mammarie Pip, nella parte in cui non prevede alcunché in merito sia alle modalità di addebito circa gli interventi medicochirurgici, che alla rimozione o sostituzione delle protesi ed alle cure, comprese quelle di natura neuro-psicologica, alle quali dovranno sottoporsi le pazienti, da porsi a carico del Servizio Sanitario Nazionale. La sezione terza quater del Tar ha rigettato il ricorso del Codacons ma allo stesso tempo  ha accolto le richieste dell’associazione nella parte in cui essa chiedeva che le spese di espianto e reimpianto delle protesi fossero a carico del SSN.

Scrive infatti il Tar: “Rientrano certamente nelle prestazioni coperte dal S.S.N. gli espianti di protesi che hanno provocato alla donna reazioni infiammatorie o che stanno per rompersi, e ciò indipendentemente dalla struttura (pubblica, privata accreditata o solo autorizzata) che aveva eseguito l’impianto. Rientrano altresì nelle prestazioni a carico del S.S.N. i reimpianti di protesi espiantate dopo operazioni di masterectomia, anche in questo caso indipendentemente dalla struttura (pubblica, privata accreditata o solo autorizzata) che aveva eseguito l’impianto. Sono dunque esclusi i soli reimpianti afferenti a protesi Pip impiantate per ragioni di carattere estetico salvo che gli stessi non si rendano necessari per scongiurare un pericolo non necessariamente sicuro ma neppure solo ipotetico per la salute della donna, risultando irrilevante in questo caso che tale situazione sia da addebitare ad un’operazione eseguita per ragioni di carattere esclusivamente estetico. Rientrano nelle prestazioni coperte dal S.S.N. anche le cure psicologiche (o psichiatriche)”.

L’associazione contesta però l’impostazione del Tar laddove si stabilisce che per eseguire gli interventi serva un’apposita attestazione medica, e per questo ha deciso di presentare appello al Consiglio di Stato. “Riteniamo – afferma il Codacons –  debba essere concessa alle donne la libertà di decidere se espiantare o meno le protesi Pip presenti nel proprio corpo, indipendentemente da un documento medico che attesti rischi per la salute o danni fisici”.

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