Protesi PIP, Ministero Salute ordina censimento

Arriverà un censimento per le protesi mammarie PIP sotto accusa. Nei giorni scorsi è stata firmata un’ordinanza che impone alle strutture sanitarie di redigere un elenco degli impianti fatti dal primo gennaio 2001. Nei giorni scorsi il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha firmato un’ordinanza che “impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti gli impianti di protesi PIP a partire dal primo gennaio 2001”.
Le protesi sono state ritirate dal commercio ma, a partire dalla Francia, sono finite al centro di un allarme sanitario perché accusate di cancerogenicità. Un parere urgente del Consiglio Superiore di Sanità ha evidenziato che le protesi sono composte da materiale che non corrisponde agli standard internazionali. Sono state ritirate dal commercio in Italia dal 1° aprile 2010 ma le stime parlano di alcune migliaia di donne che sarebbero state sottoposte a chirurgia plastica con queste protesi per le quali, ha evidenziato il CSS, “non esistono prove di maggior rischio di cancerogenicità ma sono state evidenziate maggiori probabilità di rottura e di reazioni infiammatorie”.

Per correre ai ripari, il Ministro della Salute ha dunque firmato il 29 dicembre un’ordinanza per individuare tutti i portatori delle protesi PIP in Italia. Secondo quanto si legge nel documento, l’ordinanza “impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l’impianto di PIP a partire dal 1° gennaio 2001: la lista resterà, a garanzia della privacy dei pazienti, nella esclusiva disponibilità delle strutture, le quali però dovranno notificare alle Asl di riferimento (e queste alle competenti autorità regionali) la data di ciascun intervento d’impianto. Le Regioni avranno poi altri dieci giorni di tempo per inviare tutti i dati al Ministero. L’ordinanza impone che anche le strutture che non hanno effettuato impianti attestino una dichiarazione di mancata effettuazione di tali trattamenti”. Le regioni dovranno verificare l’applicazione delle raccomandazioni disposte dal CSS nel parere espresso il 22 dicembre scorso. Il Comando Carabinieri per la tutela della Salute avrà infine il compito di effettuare indagini e controlli “al fine di ricostruire i passaggi amministrativi per l’acquisizione delle protesi PIP, nonché i percorsi sanitari che hanno preceduto l’impianto delle stesse, operando su tutto il territorio nazionale”.

In un precedente incontro, le Regioni hanno concordato con il Ministero la procedura per la raccolta delle informazioni. Sulla vicenda, che non fa dormire sonni tranquilli a chi si è sottoposto all’impianto, è intervenuta nei giorni scorsi Cittadinanzattiva, che condivide le decisioni attuate dal Ministero con le Regioni ma esprime comunque preoccupazione per la vicenda delle protesi PIP: “è la prova di quello che pensiamo da molto tempo, cioè che la necessità di spendere meno abbia come effetti quelli di mettere a rischio la propria salute. Non è infatti ammissibile che esistano sul mercato prodotti che, per permettere un risparmio, utilizzino materiali scadenti e mettano così a rischio la salute pubblica”.  Da oggi sarà nuovamente attivo il servizio di consulenza e tutela dell’associazione (si può contattare attraverso email pit.salute@cittadinanzattiva o allo 0636718444 lun-mer-ven dalle 9:30 alle 13:30).

Secondo il Ministero della Salute, in Italia dal 2001 al 2010 sono stati effettuati, come risulta dalla banca dati del Ministero, 121.699 interventi  di mammoplastica di ingrandimento e diricostruzione totale della mammella. Nell’ambito della discussione tecnico-scientifica del Consiglio superiore di sanità è stata avanzata un’ipotesi di stima percentuale di impianti effettuati con protesi PIP rispetto al totale pari al 3-4%.

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