Pubblicità ingannevole e comparativa, CGUE: sono due infrazioni diverse

Pubblicità ingannevole e pubblicità illegittimamente comparativa sono due cose distinte e costituiscono ciascuna un’infrazione autonoma: per vietare e sanzionare una pubblicità ingannevole non è necessario che costituisca al tempo stesso una pubblicità illegittimamente comparativa. E’ quanto precisa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea intervenendo sulla multa inflitta nel 2010 dall’Antitrust a Posteshop per pubblicità ingannevole rispetto alla promozione della rete in franchising Kipoint.

Posteshop aveva impugnato il provvedimento dell’Antitrust dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sostenendo che la direttiva 2006/114 sulla pubblicità ingannevole e comparativa, fosse finalizzata a sanzionare unicamente i fatti che integrano al contempo una pubblicità ingannevole e una pubblicità illegittimamente comparativa.

Il TAR Lazio si è rivolto alla Corte di giustizia dell’UE visto che nella versione in italiano della direttiva si utilizza la formulazione “pubblicità ingannevole ed illegittimamente comparativa”, che potrebbe lasciare intendere che si riferisca a una pubblicità che è al contempo ingannevole e illegittimamente comparativa. Nella sua versione in lingua francese, la formulazione lascerebbe intendere invece che si tratti di due diverse tipologie di pubblicità.

Nella sua sentenza odierna la Corte ricorda che, secondo una giurisprudenza costante, la formulazione di disposizioni del diritto dell’Unione in una delle versioni linguistiche non può essere l’unico elemento a sostegno dell’interpretazione di tali disposizioni. La direttiva 2006/114 persegue un duplice obiettivo nel tutelare i professionisti dalla pubblicità ingannevole e dalle sue conseguenze sleali e nello stabilire le condizioni di liceità della pubblicità comparativa. Inoltre le disposizioni sulla pubblicità ingannevole e quelle sulla pubblicità comparativa perseguono logiche diverse. Da un lato sono previsti i criteri minimi e oggettivi per determinare se una pubblicità sia ingannevole e dunque illecita; dall’altro, si elencano le condizioni cumulative che una pubblicità comparativa deve soddisfare per poter essere considerata lecita, in quanto tale pubblicità può essere un mezzo legittimo per informare i consumatori nel loro interesse.

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