Rapporto Unar, Kyenge: politica immigrazione sia sempre più di integrazione

“Dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza perché il fenomeno dell’immigrazione non è più tale ma una realtà stabile. La politica dell’immigrazione deve essere sempre di più politica  di integrazione”. Così il ministro  per l’Integrazione, Cecile Kyenge alla presentazione del Rapporto Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)  “Immigrazione, Dossier Statistico 2013” a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS. “Un rapporto che vuole porsi come “punto di partenza, con i suoi dati , del lavoro dell’Unar. Perché la vera sfida si gioca molto sul piano culturale”, ha affermato Marco De Giorgi, Direttore  Generale dell’Ufficio.

“L’immigrazione in Italia – ha aggiunto Kyenge – non è fatta solo di lavoratori temporaneamente ospiti, né di intrusi come crede una parte dell’opinione pubblica, ma soprattutto di persone che intendono rimanere, costruire o ricongiungere le loro famiglie. Si continua a chiamarli “stranieri” ma non ci si accorge che sono cittadini di fatto”. La stabilità dell’immigrazione italiana è confermata dall’aumento della quota dei titolari del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo i quali rappresentano oltre il 54% dei cittadini non comunitari.

Immigrazione stabile, quindi. Ma anche in aumento. “Il fenomeno è in crescita nonostante la crisi  – ha detto Franco Pittau, Presidente IDOS – la presenza straniera in Italia è passata da circa 4 milioni di persone a 5.186.000”. Merito di nuove norme, dei matrimoni misti (18.005 nel 2011), dei ricongiungimenti familiari (81.322 visti rilasciati nel 2012) e dei nati direttamente in Italia (79.894 , il 14,9% di tutte le nascite). “I flussi – ha proseguito Pittau – continueranno anche nel futuro perché abbiamo bisogno di manovalanza in settori come quello agricolo ed edile. Ed avremo anche necessità di immigrazione qualificata”.

Immigrati come opportunità non solo per lo sviluppo culturale del Paese, ma anche per l’economia e finanze pubbliche. La ricerca stima che il rapporto tra la spesa pubblica per l’immigrazione da una parte e i contribuiti previdenziali e le tasse pagate dall’altra, mostra che, anche nell’ipotesi meno favorevole di calcolo, nel 2011 gli introiti dello Stato riconducibili agli immigrati sono stati pari a 13,3 miliardi di euro mentre le uscite sostenute per loro sono state di 11,9 miliardi con una differenza in positivo di 1,4 miliardi.

Tema caldo quello della correlazione tra immigrazione e devianza. Il rapporto evidenzia come gli stranieri regolarmente presenti hanno un tasso di criminalità equiparabile a quello degli italiani e che l’esposizione alla devianza degli immigrati è connessa a condizioni di marginalità sociale e irregolarità giuridica.

Episodi di devianza che troppo spesso sono alla base di una visione negativa dell’intero fenomeno immigrazione e di discriminazioni, fenomeno a cui il rapporto dedica ampio spazio. Sono i Rom (circa 150mila tra italiani e stranieri) ad essere i più ghettizzati. Gli ambiti della vita quotidiana dove gli immigrati vivono di più la discriminazione sono le compravendite e gli affitti di case e il mondo del lavoro. Basti pensare che il sottoinquadramento riguarda il 41,2% degli stranieri, se non sono occupati al nero. Da segnalare anche l’acuirsi del lavoro sfruttato e paraschiavistico, l’offerta di lavori temporanei l’elevata incidenza degli infortuni e il basso reddito. “Il tema dell’immigrazione e integrazione sociale – ha spiegato Maria Cecilia Guerra, Viceministro al Lavoro e le Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità – si intreccia profondamente con le condizioni economiche”. E i dati su immigrati e lavoro sono emblematici. “Gran parte degli immigrati – ha proseguito Guerra – arriva per la ricerca di un lavoro ma le condizioni lavorative e reddituali nelle quali si ritrovano non sono delle migliori. Gran parte delle famiglie di immigrati sono monoreddito e con figli e la perdita del posto di lavoro porta inevitabilmente alla povertà”.

A cura di Silvia Biasotto

 

 

Comments are closed.