Rc auto, CGUE: limitazione risarcimento danni morali è conforme al diritto europeo

In caso di lesioni di lieve entità, la limitazione del risarcimento dei danni morali causati da un incidente stradale rispetto a quanto ammesso in caso di danni identici che risultano da altre cause è conforme al diritto dell’Unione europea. La legge italiana determina la portata del diritto al risarcimento senza limitare la copertura assicurativa della responsabilità civile. Questo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, interpellata dal Tribunale di Tivoli.

Il caso riguarda la richiesta fatta da un automobilista che, a causa di un incidente stradale, aveva riportato lesioni corporali di lieve entità e aveva chiesto la condanna di Unipol (la compagna assicurativa dell’altro automobilista) al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale. In Italia, spiega la  Corte, l’importo del risarcimento da versare a titolo di danni non patrimoniali è determinato secondo un sistema specifico che prevede restrizioni rispetto ai parametri quantificatori previsti per danni derivanti da altri tipi di incidenti e limita a un quinto dell’importo previsto la possibilità per il giudice di aumentare l’importo del risarcimento. Inoltre, il diritto italiano prevede che la responsabilità civile dell’assicurato non possa eccedere gli importi coperti dall’assicurazione obbligatoria.

Il Tribunale di Tivoli ha chiesto dunque alla Corte di giustizia se le direttive relative all’armonizzazione dell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile ammettano una normativa nazionale che, nell’ambito di un regime particolare, limita il risarcimento dei danni morali derivanti da lesioni corporali di lieve entità causate da sinistri stradali, rispetto al risarcimento di danni identici risultanti da cause diverse rispetto ai sinistri stradali.

Dopo aver ricordato che il diritto europeo impone la copertura assicurativa, la Corte sottolinea che gli Stati restano, in linea di principio, liberi di determinare quali danni debbano essere risarciti, la portata del risarcimento degli stessi e le persone aventi diritto a detto risarcimento. La Corte constata inoltre che, secondo la normativa italiana, il diritto al risarcimento dei danni morali derivanti dai sinistri stradali trova il proprio fondamento nel codice civile, mentre per quanto riguarda il danno alla persona per lesioni di lieve entità le modalità di determinazione della portata del diritto al risarcimento sono stabilite dal codice delle assicurazioni. Questo determina così la portata del diritto al risarcimento a titolo della responsabilità civile e non ne limita la copertura assicurativa. La Corte rileva che dal fascicolo non risulta che la normativa italiana preveda importi non conformi al minimo stabilito dalla normativa dell’Unione.

Secondo la Corte, le direttive europee non impongono agli Stati membri un particolare regime per determinare la portata del diritto al risarcimento. Allorché, inoltre, una normativa nazionale non ha l’effetto di escludere d’ufficio o di limitare in maniera sproporzionata il diritto della vittima a beneficiare di un risarcimento, le direttive non ostano né ad una legislazione che impone ai giudici nazionali criteri vincolanti per la determinazione dei danni morali né a sistemi specifici, adeguati alle particolarità dei sinistri stradali. La conclusione cui giunge la Corte di Giustizia è dunque che “il diritto dell’Unione ammette una legislazione nazionale che, nell’ambito di un particolare sistema di risarcimento dei danni morali derivanti da lesioni di lieve entità causate da sinistri stradali, limiti il risarcimento di tali danni rispetto a quanto ammesso in caso di danni identici risultanti da altre cause”.

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