Ricorsi collettivi, Commissione UE chiede ai Paesi di garantire accesso

Garantire un approccio orizzontale e coerente ai ricorsi collettivi nell’UE per permettere a cittadini e imprese di far valere i diritti loro conferiti dal diritto dell’Unione Europea in caso di violazione. La Commissione europea ha definito oggi una serie di principi comuni non vincolanti relativi ai meccanismi di ricorso collettivo negli Stati. I meccanismi di ricorso nazionali dovrebbero essere accessibili, in particolare nel campo della protezione dei consumatori, concorrenza, tutela dell’ambiente e servizi finanziari.

Nel raccomandare agli Stati membri di istituire dei sistemi nazionali di ricorso collettivo la Commissione vuole migliorare l’accesso alla giustizia, instaurando al contempo le opportune garanzie processuali per evitare abusi del contenzioso.

La raccomandazione integra la proposta di direttiva sulle azioni di risarcimento del danno per la violazione di norme antitrust, destinata ad agevolare il risarcimento delle parti lese attraverso le azioni in giudizio disponibili negli Stati membri. Se da un lato la raccomandazione invita gli Stati membri a dotarsi di meccanismi di ricorso collettivo, dall’altro la proposta di direttiva lascia alla discrezione degli Stati membri la decisione di introdurre eventuali azioni di ricorso collettivo nell’ambito dell’applicazione delle norme di concorrenza ad iniziativa dei privati.

“Gli Stati membri hanno tradizioni giuridiche molto diverse in materia di ricorsi collettivi, e la Commissione intende rispettarle. Questa iniziativa mira ad apportare maggiore coerenza laddove è in gioco il diritto dell’Unione – ha dichiarato Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria UE per la Giustizia – Questa raccomandazione rappresenta un approccio equilibrato per migliorare l’accesso alla giustizia dei cittadini senza dover ricorrere ad un sistema sul modello statunitense delle “class action” e scongiurando il rischio di controversie pretestuose e di abuso del contenzioso”.

Joaquín Almunia, Vicepresidente e Commissario per la politica di concorrenza, ha dichiarato: “Quando sono vittime di violazioni delle norme di concorrenza, i cittadini e le imprese, specie le PMI, si trovano spesso dinanzi a grossi ostacoli per ottenere un effettivo risarcimento. Per superare queste difficoltà abbiamo proposto una direttiva sulle azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme di concorrenza. Poiché il danno può essere comune a numerose parti lese, dovrebbero essere esperibili anche meccanismi di azione collettiva. Questa raccomandazione è quindi un utile complemento, che manda un messaggio chiaro agli Stati membri”.

Il Commissario per la Salute e la politica dei consumatori, Tonio Borg, ha aggiunto: “Quello compiuto oggi è un passo importante verso un quadro europeo per i ricorsi collettivi. Abbiamo invitato tutti gli Stati membri dell’UE a mettere a disposizione dei consumatori europei gli strumenti per far valere i loro diritti ed ottenere il risarcimento per i danni subiti a causa di violazioni del diritto dell’Unione. Gli Stati membri devono far sì che i procedimenti di ricorso collettivo siano giusti, equi, tempestivi e non siano economicamente proibitivi.”.

Ecco i principi chiave della raccomandazione della Commissione:

  • gli Stati membri dovrebbero avere un sistema di ricorso collettivo che, in situazioni in cui un gran numero di persone è danneggiato da una stessa pratica illecita, consenta alle persone fisiche e giuridiche di ottenere provvedimenti giurisdizionali inibitori nei confronti delle violazioni dei diritti loro conferiti dalle norme dell’UE (cosiddetti “provvedimenti di natura inibitoria”) e di chiedere il risarcimento dei danni causati da tali violazioni (cosiddetti “provvedimenti di natura risarcitoria”);
  • gli Stati membri dovrebbero adoperarsi affinché i procedimenti di ricorso collettivo siano giusti, equi, tempestivi ed economicamente non proibitivi;
  • come regola generale, i sistemi di ricorso collettivo dovrebbero fondarsi sul principio di “opt-in”, secondo il quale la parte ricorrente si costituisce mediante assenso direttamente espresso dai partecipanti. Qualunque eccezione a detto principio, ex lege o prevista dal giudice, dovrebbe essere debitamente giustificata da motivi di buona amministrazione della giustizia; al contempo, la raccomandazione insiste sull’importanza di informare i potenziali ricorrenti che volessero aderire all’azione collettiva;
  • la Commissione raccomanda garanzie processuali solide che assicurino l’assenza di incentivi all’uso abusivo dei sistemi di ricorso collettivo. Gli Stati membri dovrebbero ad esempio vietare il riconoscimento di onorari in percentuale all’importo recuperato nella causa (cosiddetti “contingency fees”) che rischiano di incentivare gli abusi. Inoltre, i soggetti che rappresentano i ricorrenti non devono avere scopo di lucro, al fine di assicurare che il loro intervento sia dettato dagli interessi di coloro che sono stati lesi in situazioni di danno collettivo. Un altro mezzo per evitare l’abuso del contenzioso è vietare il riconoscimento di risarcimenti detti “punitivi” che solitamente fanno lievitare gli interessi economici in gioco in questo tipo di azioni. Il risarcimento dovrebbe invece essere assegnato ai singoli una volta che il giudice ha accertato la fondatezza della loro pretesa;
  • nel contenzioso collettivo il ruolo centrale dovrebbe essere svolto dal giudice, che dovrebbe gestire nel concreto la causa e verificare che non si producano abusi. Per i ricorsi collettivi europei la Commissione non ha escluso il finanziamento della causa da parte di terzi ma propone delle condizioni, in particolare attinenti alla trasparenza, per garantire che non si verifichi alcun conflitto d’interessi;
  • la raccomandazione promuove anche la risoluzione alternativa delle controversie, chiedendo che questa possibilità sia offerta alle parti su base consensuale.

La raccomandazione chiede agli Stati membri di prendere le opportune misure al più tardi entro due anni. La Commissione, al massimo entro due anni dall’attuazione della raccomandazione, valuterà la situazione in base alle relazioni annuali degli Stati membri e deciderà se siano necessarie misure ulteriori per rafforzare l’approccio orizzontale che la raccomandazione rispecchia.

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