Immigrati, accordo Abi-Acri per garantire canali legali alle rimesse

Gli immigrati, da sempre, conservano un forte legame con il proprio paese d’origine. Quasi sempre sono costretti a lasciarlo per problemi economici o sociali, ma appena trovano un lavoro o riescono a guadagnare qualcosa, mandano i soldi a casa. E così facendo contribuiscono allo sviluppo di Paesi che spesso sono in difficoltà. Importante in questo senso l’accordo raggiunto tra l’Abi, Associazione bancaria italiana, e l’Acri, Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio, per garantire che le rimesse degli immigrati dall’Italia verso i loro paesi d’origine usufruiscano di canali legali e non vengano falcidiate da persone senza scrupoli che si sono inserite in questo business.

Anche gli italiani sono stati un popolo di migranti: alla fine del 19° secondo sono andati a cercar fortuna negli Stati Uniti e, tra il 1876 e il 1913, hanno generato una quantità di rimesse, pari al 2,7% dell’intero Pil dell’Italia. Queste rimesse hanno contribuito a ridurre il divario tra il Nord e il Sud del Paese ed hanno spinto la ripresa economica.

Anche le rimesse che gli immigrati oggi mandano dall’Italia verso i propri paesi devono essere un fattore di sviluppo “offrendo occasioni per avviare iniziative economiche”. E’ questo lo scopo del protocollo d’intesa stretto tra Abi e Acri.

“Qui si sta maturando una cultura diversa, cioè quella di un’immigrazione non più vista come emergenza, ma come protagonista decisivo della crescita del nostro paese – ha affermato il Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi alla presentazione dell’accordo sulle rimesse che si è tenuta oggi a Roma alla vigilia dell’88a Giornata Mondiale del Risparmio.

Riccardi ha ricordato che le rimesse ammontano, in tutto il mondo, a 226 miliardi di dollari (7,4 miliardi di euro solo quelle che partono dall’Italia). “In un anno di crisi come questo le rimesse sono aumentate del 12,5% rispetto al 2011 per una significativa tendenza al risparmio da parte degli immigrati. Ogni straniero immigrato in Italia manda nel suo paese in media 1618 euro all’anno. Si tratta di flussi finanziari che rappresentano un elemento importante per portare la crescita nelle economie scarsamente sviluppate”.

Il Ministro Riccardi ha più volte posto l’accento sullo stretto legame che c’è tra migrazione-risparmio-cooperazione. “Le rimesse arrivano fino alle periferie e rendono le persone capaci di spesa, quindi di investimento e di risparmio”. L’Italia si è quindi impegnata a garantire che questi flussi di denaro non vengano falcidiati dai canali illegali cui spesso ci si affida. Anche perché l’Italia deve garantire il diritto all’accoglienza, ma ancor prima il diritto della gente a restare nel proprio paese. E se si aiuta l’immigrato a mandare i suoi soldi nel suo Paese d’origine si rende quel risparmio un risparmio globale, che è alla base dello sviluppo del Sud del mondo. Riccardi ha infine ricordato l’impegno di questo Governo a non porre una sovrattassa sulle rimesse degli immigrati anche perché si sarebbe “finito per alimentare i canali illegali, a rischio sfruttamento e truffe”.

Siglando questo protocollo d’intesa, l’Abi si impegna a costituire un gruppo di lavoro al fine di:

  • svolgere un’attività propedeutica di confronto e contribuzione per la realizzazione di una struttura di collegamento tra intermediari finanziari dei Paesi d’accoglienza e d’origine per la valorizzazione del risparmio dei migranti, sulla scorta di quella  sperimentata in Senegal;
  • promuovere il modello pilota in altri Paesi e contesti di riferimento, ove esistano le condizioni e l’interesse di tutti i soggetti coinvolti;
  • organizzare incontri di approfondimento e di conoscenza fra le banche italiane e possibili partner istituzionali e finanziari dei Paesi di riferimento per la promozione di siffatti modelli operativi e/o piattaforme finanziarie;
  • supportare le banche aderenti al modello pilota e/o alle analoghe successive iniziative nell’implementazione dei medesimi al fine di favorire la massima valorizzazione del risparmio dei migranti fra l’Italia e i Paesi di origine.

A sua volta l’Acri si impegna a:

  • informare e coinvolgere le Fondazioni associate nel sostenere il modello pilota già in essere e le eventuali successive analoghe iniziative;
  • fornire adeguato supporto al processo, anche attraverso le competenze tecniche rese disponibili all’interno di specifici progetti promossi su questi temi da Fondazioni associate;
  • contribuire a fornire adeguata diffusione e comunicazione delle attività inerenti il modello di valorizzazione del risparmio dei migranti fra l’Italia e i Paesi di origine.

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