Rinnovabili, il Governo ridisegna gli incentivi. Non tutti sono convinti

Il Governo ridisegna gli incentivi alle rinnovabili con l’obiettivo di allinearli ai livelli europei e di adeguarli agli andamenti dei costi di mercato, superando gli obiettivi fissati al 2020 e riducendo l’impatto sulla bolletta elettrica.  Sono due gli schemi di decreti ministeriali varati: il Quinto Conto Energia e un provvedimento che riguarda le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. Legambiente: si rischia uno stop agli investimenti.

I due provvedimenti, varati ieri dal Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, di concerto col  Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini e dell’Agricoltura, Mario Catania, e ora all’esame dell’Autorità dell’Energia e della Conferenza Stato-Regioni, definiscono i nuovi incentivi per l’energia fotovoltaica (il Quinto Conto Energia) e per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas). La finalità dei due schemi di decreto ministeriali sono, si legge in una nota congiunta, è di “raggiungere e superare gli obiettivi europei delle energie rinnovabili fissati per il 2020 attraverso una crescita virtuosa, basata su un sistema di incentivazione equilibrato e vantaggioso per il sistema Paese e tale da ridurre l’impatto sulle bollette di cittadini e imprese”.

Quali elementi chiave dei due decreti ministeriali, il Governo rivendica che intende puntare sulle rinnovabili superando gli obiettivi europei al 2020 e portandoli dal 26% al 32-35% del consumo nel settore elettrico. Il tutto, aumentando fino a 3 miliardi di euro all’anno gli incentivi a regime, che passeranno dai 9 miliardi attuali ai 12 miliardi di euro, con un impegno complessivo nei 20 anni di ulteriori 60 miliardi di euro che si aggiungono agli attuali 170 miliardi circa. Con i due provvedimenti, “si stabilizza l’incidenza degli incentivi sulla bolletta, producendo una riduzione di spesa di circa 3 miliardi di euro all’anno” rispetto al costo del precedente regime.

Nel DM Incentivi a Rinnovabili elettriche non Fotovoltaiche si prevede la “crescita graduale e controllata della spesa per incentivi a rinnovabili elettriche non fotovoltaiche fino a 5-5,5 miliardi di euro/anno”, dai circa 3,5 attuali, con la stabilizzazione entro il 2020 e l’entrata in vigore dal primo gennaio 2013.

Nel DM Incentivi Fotovoltaico, il cosiddetto Quinto Conto Energia, si prevede l’innalzamento della spesa annuale a 6,5 miliardi di euro, con 500 milioni in questo Conto energia e l’eliminazione successiva degli incentivi al raggiungimento della grid parity (ovvero il punto in cui l’energia elettrica da rinnovabili avrà lo stesso prezzo dell’energia tradizionale). Questo decreto entrerà in vigore dal primo luglio 2012 salvo raggiungimento dei 6 miliardi di euro di spesa in data successiva.

Il Governo è dunque partito dal presupposto che le energie rinnovabili elettriche sono “un pilastro fondamentale” della strategia energetica italiana ma “l’approccio finora seguito non è stato ottimale, soprattutto in termini di costi per il Paese”, con costi sulla bolletta pari a 9 miliardi di euro l’anno. In pratica, gli incentivi continueranno ad aumentare ma in misura inferiore rispetto a quanto previsto dal precedente regime.

“Scopo del Governo è programmare una crescita dell’energia rinnovabile più equilibrata che, oltre a garantire il superamento degli obiettivi comunitari al 2020 (dal 26% a circa il 35% nel settore elettrico), consenta di stabilizzare l’incidenza degli incentivi sulla bolletta elettrica”, si legge in una nota congiunta. “Con i due decreti firmati oggi – hanno dichiarato i ministri Catania, Clini e Passera – viene introdotto un sistema di incentivi moderno, europeo ed equo per le tasche dei cittadini e delle imprese. L’energia rinnovabile continua a essere un pilastro fondamentale della nostra strategia, ed è per questo essenziale supportarla in modo efficace, favorendo le fonti verdi che possono sviluppare una filiera industriale e produttiva nazionale. Abbiamo inoltre posto un freno importante alla crescita dei costi energetici per cittadini e imprese”.

Intanto il 18 aprile aziende e associazioni ambientaliste si ritroveranno in piazza a Roma per difendere le energie pulite. Legambiente, che parteciperà, ha accolto i decreti ministeriali affermando che con i tetti annui e la registrazione preventiva degli impianti si rischia uno stop agli investimenti. “È evidente – afferma il vicepresidente Legambiente Edoardo Zanchini – il mancato confronto con le associazioni e le aziende del settore. Nei decreti ministeriali varati ieri c’è qualche passo avanti ma si rischia di bloccare lo sviluppo delle fonti pulite con i tetti annui alle installazioni, il complicato sistema delle aste e l’obbligo dei registri per gli impianti che tolgono ogni certezza agli investimenti. I limiti annui fissati per le diverse fonti, inoltre, rendono impossibile raggiungere gli obiettivi europei al 2020”.

Federconsumatori e Adusbef chiedono che siano fatti alcuni interventi immediati sulle bollette. “Fermo restando la radicale modifica delle voci che pesano sulla bolletta elettrica, che richiederà del tempo, vi sono alcuni interventi che possono essere attuati immediatamente, a partire da quelli relativi alle voci che mancano completamente di un legame con la produzione di elettricità e che perciò devono essere eliminate senza alcun indugio – affermano –  È questo il caso degli sconti sulla fornitura di elettricità destinata alle Ferrovie dello Stato e gli oneri per lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari chiuse ben 25 anni fa, in cui è anche occultata un’impropria tassa governativa”.

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