Risparmio tradito, CTCU ricorda le vittorie contro banche per bond in default

Il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano ricorda le recenti vittorie dei risparmiatori contro le banche per i bond in default. A giugno scorso l’avvocato Massimo Cerniglia, legale anche di Federconsumatori, ha ottenuto una storica sentenza contro la Cassa Rurale di Villa Bassa: il risparmiatore aveva investito oltre il 70% dei propri risparmi in un titolo Lehman e la banca non lo aveva avvertito dell’inadeguatezza dell’investimento, avendo concentrato in un solo titolo una parte troppo rilevante dei propri risparmi.

La banca è stata condannata a restituire tutte le  somme investite, oltre interessi, rivalutazione e spese legali. La banca entro 10 giorni ha pagato, dichiarando però che si trattava di una sentenza non definitiva, facendo intendere che avrebbe proposto appello. Il termine per l’appello è scaduto il 23 gennaio scorso e la banca non ha impugnato la sentenza, con la conseguenza che il risparmiatore ha definitivamente acquisito le somme ottenute.

Il 4 marzo 2013 la Corte di appello di Milano ha confermato una sentenza a favore di un risparmiatore contro la Deutsche Bank per bond Cirio, per la somma di oltre 50.000 euro, condannando l’istituto anche alle spese legali relative all’appello. La Corte ha confermato che la banca ha violato l’articolo 28 del regolamento Consob in quanto non ha dato al risparmiatore  notizie sufficienti sul titolo che si acquistava e sul rischio  dell’operazione. L’operatore che ha venduto i titoli, inoltre, non era neppure lui a conoscenza dei rischi del titolo, con violazione, sempre da parte della banca, dell’articolo 26 del regolamento Consob.

Il 13 maggio scorso il Tribunale di Roma ha condannato la Banca Nazionale del Lavoro a risarcire un risparmiatore, che aveva investito in bond Cirio, la somma di euro  20.518  oltre  interessi e rivalutazione monetaria. Anche qui si è rilevata da parte del giudice un difetto di informazione da parte della banca in merito ai titoli e tale omissione è stata considerata grave anche se addirittura sino a un anno prima dell’investimento l’ investitore era stato un promotore finanziario. Ciò dimostra che le informazioni sui titoli vanno sempre date in quanto rendono  consapevoli  i risparmiatori sull’investimento.

Il 21 dicembre scorso la Corte di appello di Palermo, ha riformato una sentenza negativa per il risparmiatore che aveva investito 35.000 euro in titoli Cirio. Il risparmiatore in primo grado aveva perso e la Corte ha capovolto il giudizio e ha dichiarato che la Banca Nuova non aveva dato informazioni  specifiche e complete sul titolo. La banca è stata condannata a restituire la  somma, oltre interessi e rivalutazione dall’ investimento (il  credito  così  si è quasi raddoppiato)  ed  è  stata  condannata  a  quasi  15.000 euro di spese legali,  per il doppio grado del giudizio.

Con sentenza della Corte d’appello di Roma del 4 febbraio 2014 è stato ritenuto che la Banca Popolare di Sondrio non ha dato informazioni sufficienti su un titolo Cirio acquistato, essendo così responsabile per i danni. Con  sentenza  del  16  gennaio  2014  del  tribunale  di  Roma  un  grosso  gruppo  bancario  è  stato condannato  a  restituire  a  due  investitori  in  titoli  Lehman  oltre  €  50.000  oltre  interessi  e spese legali  in  quanto  la  banca  in  violazione  dell’articolo  otto  del  regolamento  Consob  non  aveva ottenuto l’autorizzazione a operare fuori i mercati regolamentati. Ciò dimostra che anche violazioni della normativa che possono apparire meno importanti, sono invece considerate dei giudici di estrema rilevanza.

Con  sentenza  del  17  dicembre  2013  il  tribunale  di  Roma  ha  condannato  il  Credito Emiliano a restituire  quasi  €  250.000  che  erano  stati  investiti  in  titoli  Lehman,  sempre  per  la  violazione dell’articolo otto del regolamento Consob in quanto la banca non aveva ottenuto l’autorizzazione a operare fuori i mercati regolamentati.

Con sentenza del 19 settembre 2013 il tribunale di Ferrara ha condannato la Banca Popolare di Ravenna  a  corrispondere  a  un  risparmiatore  la  somma  di  euro  12.614  oltre  interessi  e  spese legali. Il risparmiatore aveva investito in bond Cirio e la banca non aveva fornito al risparmiatore informazioni  adeguate  sui  titoli  negoziati  e  sui  rischi  insiti  nella  negoziazione,  il  tutto  con violazione dell’articolo 28 del regolamento Consob.

Con  sentenza  del  21  febbraio  2014  il  tribunale  di  Ferrara  ha  condannato  il  Banco  popolare a risarcire a risparmiatori in bond Argentina la somma di euro 157.445 oltre interessi e spese legali. Anche in questo caso il tribunale ha ritenuto la violazione dell’articolo 28 del regolamento Consob in quanto la banca non ha informato il risparmiatore sul rischio dei titoli e sulla difficile situazione dello Stato argentino, emittente i titoli stessi.

Con sentenza del 6 febbraio 2014 la Corte d’appello di Bologna ha riformato una sentenza del tribunale di Modena negativa per tre risparmiatori. La Corte, infatti, ha ritenuto, diversamente dal tribunale di Modena, che la Cassa di Risparmio di Firenze aveva violato, nella vendita di Bond Cirio, l’articolo 28 del regolamento Consob in quanto non aveva dato le necessarie informazioni sui titoli e sui rischi ai risparmiatori. La banca è stata condannata  a  pagare  complessivamente  100.000 euro oltre  spese  legali  di  ambedue  i  gradi del giudizio, somma questa che con interessi e  rivalutazione si è quasi raddoppiata.

Con sentenza del 9 settembre 2013 la Banca intesa è stata condannata a corrispondere a una famiglia di investitori in bond argentina la somma di oltre € 200.000 oltre spese e senza obbligo alla restituzione dei titoli e delle cedole percepite. Il Tribunale di Roma ha emesso la sentenza ritenendo  che  mancasse  il  contratto  quadro  in  quanto  lo  stesso  sebbene  sottoscritto  dai risparmiatori non era stato sottoscritto dalla banca. Si è concretata così una vera e propria nullità stabilita dall’articolo 23 del testo unico finanziario.

Con sentenza del 3 settembre 2013 il Tribunale di Roma ha condannato il Credito valtellinese a corrispondere a un investitore in bond Argentina la somma di euro 70.000 compresa rivalutazione interessi  e  spese  legali.  Anche  qui  vi  è  stata  una  violazione  dell’articolo  28  del  regolamento Consob per mancata informazione sui titoli.

“Si può constatare che l’autorità  giudiziaria ha una visione  giustamente  rigorosa in quanto il risparmio dei cittadini è costituzionalmente garantito e le banche dovrebbero operare anche nel mercato finanziario per l’integrità del mercato stesso e la tutela dei risparmiatori – conclude il CTCU – La cronaca ci insegna che molto spesso ciò non accade, ma fortunatamente c’è la tutela giudiziaria che può soccorrere i risparmiatori. Ricordiamo a questo proposito che ogni ultimo lunedì del mese l’avvocato Massimo Cerniglia si troverà presso la nostra sede per ascoltare i consumatori e i risparmiatori e verificare se vi siano le condizioni per aprire un contenzioso”.

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