Risparmio tradito, vittoria di Confconsumatori: banca rimborsa 151.000 euro

Risparmio tradito? Non è detto che a rimetterci sia il cittadino. Ormai sono diversi i giudici che hanno condannato una banca a rimborsare il cliente; Confconsumatori ha già ottenuto diverse vittorie: ultimo, il caso di un cittadino di San Marino che aveva effettuato diversi investimenti via internet, presso la filiale di Rimini di una banca italiana, in azioni e obbligazioni di società finite in default. Il Tribunale di Rimini ha condannato la banca a rimborsare al cliente 151.942,28 euro più gli interessi e le spese.

L’Associazione dei consumatori spiega che il giudice si è uniformato all’orientamento ormai piuttosto consolidato in giurisprudenza, secondo cui affinché l’ordine non sia nullo per difetto di forma a norma dell’art. 23 TUF è necessario che sia accompagnato da un contratto generale d’investimento – quello che regola tutti i rapporti tra banca e investitore – sottoscritto, oltre che dal cliente, anche dal legale rappresentante dell’Istituto.

Inoltre, non ha rilevanza che il documento sia stato prodotto in giudizio dall’Istituto di credito, ma basta, per superare entrambe le eccezioni, che con l’atto introduttivo sia stata chiesta la nullità per difetto di forma.

Questo caso ha anche una particolarità: la condanna è contenuta non come normalmente avviene in una sentenza, ma in un’ordinanza ottenuta in pochissimo tempo (circa 4 mesi), alla fine del procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.

“Una decisione importantissima – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio il risparmiatore – che conferma un principio sempre più ripetuto dalla giurisprudenza, per il quale oggi è possibile recuperare tutti gli investimenti non andati a buon fine, sempre che l’acquisto sia stato fatto entro il termine di prescrizione decennale”. Sempre per l’avv. Franchi “l’ordinanza merita di essere ricordata, perché conferma che, se non vi è bisogno di una lunga istruttoria, si possono avere provvedimenti in breve tempo”.

Per Mara Colla Presidente di Confconsumatori “è opportuno che i risparmiatori che hanno acquistato titoli di società finite male chiedano, come loro diritto, la consegna del contratto generale d’investimento, così da poter controllare se lo stesso porta la firma del legale rappresentante dell’istituto. I legali dell’associazione hanno preparato per i risparmiatori lettere per tale scopo”.

 

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