RSA, indagine Auser: rette in aumento e lunghe liste d’attesa

Come vivono gli anziani nel nostro Paese? Oltre ad avere pensioni da fame, devono sperare di essere autosufficienti il più a lungo possibile, perché l’assistenza in Italia lascia molto a desiderare. Impietoso il quadro tracciato dall’Auser nella sua prima indagine sulle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), le strutture per l’assistenza agli anziani gestite nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale: al Sud sono quasi assenti e, in generale, hanno rette costose, lunghe liste d’attesa e Carte dei Servizi poco trasparenti.

I dati parlano da soli. Il Censis stima che in Italia ci siano 4,1 milioni di cittadini non autosufficienti, di cui 3,5 milioni sono anziani. E la tendenza è verso l’alto visto che la popolazione italiana invecchia sempre di più: si prevede che nel 2025 gli ultra 80enni passeranno dal 6% della popolazione al 7,7% (fino a toccare il 15,5 nel 2060). Gli italiani con più di 65 anni che si ricoverano in RSA sono meno del 2%, mentre la media europea è del 5%. Non c’è bisogno di entrare nell’ambito delle scelte personali, per spiegare questo dato. Basta analizzare le strutture: a fronte di un fabbisogno di quasi 500mila posti letto, nel nostro Paese ce ne sono 240mila.

Disomogenea e frammentata è poi la presenza di strutture sul territorio: la disponibilità di posti letto in RSA è concentrata per l’80,1% al Nord dove ci sono 590 letti per ogni 100.000 residenti. Se consideriamo i posti letto dedicati ai soli anziani, il gap tra il Nord e il Sud è ancora più evidente: l’84,3% si trova al Nord, dove tra RSA, Case protette e Hospice ci sono 236 posti per ogni 10.000 anziani residenti. Al Centro il dato scende a 76,3 e al Sud siamo a 16,8.

Veniamo alle rette: tra il 2007 e il 2012 gli importi medi richiesti alle famiglie sono aumentati in modo considerevole: +18,5% per la retta minima e +12,8% per quella massima. A giugno 2012 il costo medio giornaliero per ospite risulta di 52 euro per la retta minima e di 60,5 euro per quella massima, in crescita rispetto a dicembre 2011 di circa l’1,4%. Gli aumenti più rilevanti registrano per le RSA campane, piemontesi, lombarde e siciliane. Tanti poi gli esempi di rette giornaliere che superano i 100 euro, come nel caso della “Residenza il Parco” di Carate Brianza (MB) dove le rette in vigore dal 1° gennaio 2012 possono raggiungere, per una camera singola i 127,50 euro al giorno (100,80 per la camera doppia).

In media la spesa che le famiglie devono sostenere per un parente in RSA, che varia in funzione della situazione reddituale dell’assistito e della localizzazione geografica della struttura, può andare da 1.100 euro delle strutture residenziali fino ai 1.400 euro per quelle di tipo socio-sanitario.

Un’altra area problematica, emersa dai dati esaminati, riguarda la disponibilità di posti letto: all’atto dell’indagine dell’Auser circa il 45% dei responsabili di RSA dichiara l’esistenza di liste di attesa. I tempi di attesa per l’accesso ad una struttura residenziale o semiresidenziale vanno in media da 90 a 180 giorni; nel Lazio arrivano a 11 mesi.

Infine, l’Auser ha esaminato per la prima volta le “carte dei servizi” adottate dalle RSA. Cosa è emerso? Diverse strutture, pur essendone dotate, non considerano con attenzione la valenza della Carta dei Servizi come strumento chiave dei propri impegni nei confronti dell’utenza. L’88% delle strutture ne ha una e il 70% di esse dispone di un regolamento interno; nel 95% dei casi vengono rispettati i principali requisiti previsti dalle normative sia dal punto di vista igienico sanitario, sia in merito all’abbattimento delle barriere architettoniche. Gli anziani inoltre fruiscono di un discreto numero di servizi generali di vita collettiva erogati direttamente dalle Rsa, in coerenza con quanto disposto dalla normativa regionale.

Ma la comunicazione all’utenza del contenuto della Carte dei servizi non è adeguata: solo nel 45% delle Carte si riesce ad estrapolare i dati su “come la struttura intende operare”; tali informazioni risultano maggiormente carenti nelle RSA del Sud e delle Isole (41,4%). Scarse sono inoltre le informazioni sui servizi aggiuntivi, proposti dalle Rsa, rispetto all’offerta base, e nel dettaglio il riferimento al costo degli stessi (riscontrate solo nel 29% dei casi). Evidente carenza di contenuti sulla governance delle strutture: solo il 18% delle Rsa riporta nelle Carte dei Servizi informazioni in merito agli organismi rappresentativi, o comunque più in generale in merito alla struttura aziendale.

“Sono molte, troppe le criticità che ancora emergono in questo settore-sottolinea Michele Mangano presidente nazionale Auser- dopo la nostra denuncia dello scorso anno e la nostra audizione alla Commissione presieduta dal senatore Marino. Chiediamo  più  controlli severi  sul funzionamento sia delle Case di riposo private che delle RSA. La nostra  indagine mette in evidenze inoltre che l’eccessiva genericità delle Carte dei Servizi che abbiamo esaminato rendono inaccettabili l’aumento delle rette che sono molto elevate, le liste d’attesa interminabili. Noi sosteniamo da tempo  – prosegue Mangano – che si deve spingere verso la domiciliarità, verso un sistema a  rete che sul territorio aiuti e sostenga le famiglie nel lavoro di cura dei non autosufficienti. Ma il problema della non autosufficienza nel nostro Paese, continua a non essere affrontato con serietà e responsabilità, c’è il rischio concreto di un collassamento di tutto il sistema”.

L’Auser ha stilato un decalogo su come scegliere la casa di riposo o RSA giusta.

2 Commenti a “RSA, indagine Auser: rette in aumento e lunghe liste d’attesa”

  1. Sono certo che questi problemi la CASTA non ce li ha,per loro i servizi ai propri anziani sono a 5 stelle.Questo il problema qual’è la soluzione? Stiamo attenti quando ci saranno le votazioni politiche a chi diamo la preferenza….

  2. Pamela ha detto:

    Un’altra piaga in questo settore è sempre più la difficoltà di accedere all’integrazione delle rette delle RSA da parte dei Comuni, che infischiandosene delle leggi, applicano regolamenti dei servizi sociali capestro per evitare di pagare e lasciando ogni onere alle famiglie!
    Come sempre tagliano sui servizi sociali per far quadrare il bilancio.