Salute, Censis: boom dell’informazione medica su Internet

Un terzo degli italiani usa Internet per avere informazioni sulla salute. In rete si fanno ricerche su patologie specifiche e su medici e strutture cui potersi rivolgere, un po’ meno si prenotano esami e visite. L’informazione sanitaria negli ultimi dieci anni ha vissuto una grande esposizione mediatica – soprattutto alle voci benessere e bellezza. E c’è stato un boom dell’informazione medica su Internet, diventata fonte di informazione importante per gli italiani, che però continuano a considerare centrale il rapporto medico-paziente. Il 70% afferma infatti di non aver mai adottato le indicazioni tratte dai media. È quanto emerge da una ricerca del Censis.

L’istituto evidenzia che nel decennio trascorso “la medicina ha «tirato» sui mass media e la salute è stata un argomento di moda, soprattutto nella declinazione del concetto che coinvolge il benessere e la bellezza. La quota di italiani che segue abitualmente (18,5%) o qualche volta (58,8%) i tanti programmi televisivi su questioni di salute, come Elisir, Medicina 33, Tg2 Salute, è complessivamente pari al 77,3%. Negli ultimi anni però il mondo dell’informazione è stato investito da una trasformazione epocale, con la diffusione dell’accesso a Internet”.

La ricerca di informazioni sanitarie su internet è sempre più diffusa. Usa la Rete per ottenere informazioni sulla salute il 32,4% degli italiani: di questi, il 90,4% effettua ricerche su specifiche patologie, il 58,6% cerca medici e strutture cui rivolgersi, il 15,4% (percentuale decisamente inferiore) prenota visite ed esami attraverso la rete, il 13,9% frequenta chat, forum e web community dedicate ai temi sanitari per lo scambio di informazioni ed esperienze, il 2,8% (che corrisponde solo allo 0,9% degli italiani) acquista farmaci online. Gli internauti che cercano informazioni sulla salute si affidano per il 97,6% ai motori di ricerca come Google (spesso il 23,2%, qualche volta il 74,4%), mentre un buon 73,2% consulta siti specializzati o scientifici (spesso il 14%, qualche volta il 59,2%), il 38,3% legge la sezione salute dei quotidiani online, il 34,7% utilizza con questo scopo i social network, il 29,8% naviga nei siti istituzionali.

Allo stesso tempo, quasi la metà degli italiani (48,5%) indica che lo spazio dedicato al benessere e alla bellezza da parte dei media appare eccessivo, mentre è scarso quello dedicato alle malattie rare (lo pensa il 65%) e alla ricerca (60,1%). Gli italiani vedono anche altri difetti nella comunicazione sanitaria veicolata dai mass media, dalla complessità delle informazioni fornite (segnalata dal 33,3% degli intervistati) alla eccessiva enfatizzazione di rischi – segnalata dal 31,1% del campione – per allarmi che hanno un impatto reale molto minore, come è stato per l’influenza aviaria. Altri nodi critici sono visti nella carenza di informazioni pratiche e nella leggerezza con la quale vengono trattate le sperimentazioni, presentate talvolta come fossero terapie già disponibili.

Quando si passa però dai media al comportamento individuale, ritorna centrale il ruolo del medico. Si fa quello che dice il dottore. Il ruolo dei mass media, sottolinea il Censis, viene ridimensionato a livello di comportamenti individuali: “Meno di un terzo degli italiani traduce in pratica qualche volta le informazioni raccolte attraverso i mezzi di comunicazione (solo il 29,8%), mentre il 70,2% afferma di non avere mai adottato le indicazioni ricevute dai media”. Il 17,2% modifica il proprio stile di vita – corregge l’alimentazione, smette di fumare, si dedica all’attività fisica – il 15,3% decide di provare nuovi farmaci o prodotti per il benessere, l’8,6% di sottoporsi a un controllo medico.

In ogni caso, c’è una crescente responsabilizzazione individuale e la consapevolezza di essere informati su temi sanitari. Gli italiani si definiscono in maggioranza (il 59,7%) molto o abbastanza informati sui temi sanitari. La principale fonte del proprio bagaglio di conoscenze è il medico di medicina generale (per il 55,6%), segue Internet (10,8%), i familiari e gli amici (10,1%), la televisione (5,9%), il medico specialista (5,8%), il farmacista (4%) e la carta stampata (3,6%).

Il rapporto medico-paziente all’interno del percorso clinico rimane importante, tanto che “una cattiva comunicazione tra operatori sanitari e malati avrebbe forti conseguenze in termini di ritardi nella prima diagnosi (lo pensa il 92,2%), nello stabilire la terapia più efficace (91,3%), arrecando al malato danni psicologici come ansia o depressione (85,7%), causando la prescrizione di trattamenti sbagliati (85,1%) – scrive il Censis –  E il 63,4% degli italiani ritiene che, anche nel caso in cui una persona sia colpita da una malattia grave, il medico dovrebbe comunicare la diagnosi direttamente al paziente, anche nei casi peggiori”. Infine, per il 41,1% degli intervistati il dottore dovrebbe avere le idee chiare e convincere il paziente sul da farsi mentre per un altro 41,7% dovrebbe ascoltare il malato e adattare le soluzioni al caso che ha davanti.

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