Sanità, Uil Fpl: Ospedale San Giovanni Addolorata al collasso

L’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma rischia il collasso. Molte prestazioni sanitarie sono sospese o fortemente posticipate: non è possibile prenotare né un’ecografia mammaria né un ecocardiogramma; non risulta possibile prenotare visite ortopediche né cardiologiche, mentre per una visita ginecologica occorre attendere due mesi ma esclusivamente per pazienti con diagnosi di endometriosi o poliabortività. Lo stato di caos in cui versa la sanità nel Lazio vede aggiungersi la gravità della situazione del San Giovanni Addolorata, denunciata oggi dal sindacato Uil Fpl che ha distribuito ai cittadini dei volantini per informarli della situazione dell’azienda ospedaliera.

Una situazione critica, sottolinea la Uil Fpl, tanto che i cittadini nelle prossime settimane rischiano di rivolgersi invano alla struttura e di non poter effettuare prestazioni sanitarie perché sospese o posticipate. Spiega la sigla sindacale che se si prova a contattare il Centro unico prenotazioni del Lazio (Recup 803333) “per prenotare una Risonanza Magnetica Encefalo, o una RMN della colonna Lombosacrale, o una Ecografia del Capo e del Collo (compresa Ecografia della Tiroide ), o una Mammografia Bilaterale,o  una Ecografia mammaria o una Ecografia Cardiaca/Ecocardiogramma o un Ecocolordoppler Cardiaco a riposo o dopo Sforzo, i cittadini riceveranno come risposta che “Non è Possibile prenotarla”. Ma le condizioni non sono solo critiche  per gli esami diagnostici strumentali ma anche per le prime visite specialistiche:  per una visita Endocrinologica occorre attendere ben 210 giorni, mentre non risulta possibile prenotare la visita Ortopedica e quella Cardiologica. Per quella Ginecologica occorre attendere 2 mesi ma esclusivamente per pazienti con diagnosi di endometriosi o Poliabortività; per gli altri casi che rappresentano la stragrande maggioranza nulla”.

“La cosa è ancor più triste e grave – spiega il Segretario Aziendale e Territoriale della Uil Fpl A.O. San Giovanni Addolorata Alberto Checola – se si pensa che alcune di queste prestazioni in Libera Professione (a pagamento) nella stessa struttura si erogano a 3-4 giorni”.

In ballo c’è anche un piano aziendale di riassetto che, denuncia la sigla, sembra prevedere l’integrazione e l’accorpamento di specialistiche affini, con una conseguente ridistribuzione delle risorse umane, o paventare – come per la UOC di degenza oculistica – la chiusura il venerdì e la riapertura il lunedì successivo (week surgery), “senza conoscere peraltro il destino lavorativo dei dipendenti che vi prestano servizio”. Ancora: “Il nuovo piano di organizzazione aziendale, se confermato nei contenuti, sembrerebbe  prevedere, tra l’altro, una forte chiusura di posti letto dedicati alla chirurgia programmata, con l’inevitabile trasferimento di attività verso le strutture private”, denuncia la sigla sindacale, che promette “battaglia a oltranza” per tutelare cittadini e lavoratori.

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