Scuola, avvio tra le polemiche: nel mirino libri di testo e contributi

Con l’avvio dell’anno scolastico ritornano alla ribalta vecchie polemiche mai sopite. Prima fra tutte la mancanza di sicurezza nelle scuole. Ma non si può sottovalutare, soprattutto in un periodo non florido per l’economia del Paese (e delle famiglie) come quello attuale, la ‘mal practice’ di alcune scuole di non rispettare i tetti di spesa dei libri di testo stabiliti dal Ministero dell’Istruzione. Secondo un’indagine condotta da Adiconsum, lo ‘sforamento’ è una pratica scorretta che accomuna tutte le scuole d’Italia. Anche se – fanno sapere dall’Associazione – quest’anno le scuole del Nord e del Centro hanno “sforato” di meno rispetto a quelle del Sud. In alcuni casi – spiega Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum – il superamento dei tetti di spesa è stato consistente ed ha superato il 50%.

C’è, infine, una terza questione che si ripropone ogni anno e riguarda i contributi volontari. Ogni anno molti genitori segnalano che gli istituti lo richiedono all’atto dell’iscrizione spacciandolo come obbligatorio. “Tale pratica è illegittima” afferma Massimiliano Dona, segretario generale Unione Nazionale Consumatori, sottolineando che “una circolare del Ministero dell’Istruzione chiarisce bene che: in ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità, non è consentito richiedere alle famiglie contributi obbligatori di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro), fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es.: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, etc.). Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria”.

Dona ricorda, infine, che le tasse obbligatorie sono  riconoscibili, peraltro, perché intestate all’Agenzia delle Entrate e mai alla scuola. Inoltre, per quanto riguarda le famiglie che decidano di contribuire, hanno il diritto di ricevere dalla scuola informazioni specifiche in merito all’utilizzo del versamento e che tale contributo (letteralmente ‘erogazione liberale’) è detraibile nella dichiarazione dei redditi nella misura del 19% (nel rigo E19, codice 31).

2 Commenti a “Scuola, avvio tra le polemiche: nel mirino libri di testo e contributi”

  1. Barbara ha detto:

    ciao Michela,
    sono nella tua stessa situazione: un figlio che inizia la prima media , ma ho speso quasi Euro 300 di libri, per non parlare delle spese per diario, quaderni, zaino e materiale di cancelleria e il contributo “volontario”richiesto dalla scuola ammonta a Euro 35,00. Non solo: al primo giorno di scuola mi hanno già chiesto di portare una trentina di fotocopie della Bibbia (“perché portarla tutta? E’ troppo pesante …”, ha detto l’insegnante).
    Cominciamo bene.

  2. michela ha detto:

    Che sia volontario o obbligatorio, trovo comunque vergognoso che la scuola chieda di contribuire alle famiglie. mio figlio inizia questanno la prima media: ho già speso 260 euro di libri, 7 euro di diario imposto dalla scuola, spenderò ancora circa 100 euro di materiale richiesto dai docenti e dovrei versare un contributo volontario (la scuola chiede 10.50 euro)? si parla di scuola dell’obbligo, ma dove arriveremo di questo passo?grazie per l’attenzione