Stampa e internet, la (strana?) coppia

Carta e stampa si interrogano sul proprio ruolo nell’epoca del digitale, al tempo di internet e di Google, della lettura su Ipad, della multimedialità e dei social network che hanno ridisegnato il concetto di privacy. Nel farlo, approdano alla necessità di promuovere la lettura in tutte le sue forme, da quella scritta a quella su schermo. Perché i due mondi, la carta e il web, sono fra loro diversi e complementari.

Occasione della riflessione è stata la conferenza stampa “La carta al tempo di internet: ri/conciliare valori e conoscenza”, organizzata a Roma da otto associazioni della filiera carta ed editoria (fra le quali Assocarta, Aie e Fieg) per fotografare la realtà del settore e ribadire la validità della carta, in particolare quella stampata, sottolineando al contempo l’esigenza di modernizzazione e cambiamento imposta dalle tecnologie digitali. I numeri dicono che l’intera filiera muove un fatturato di 36,4 miliardi di euro: è un sistema che ha conosciuto una fortissima crisi nel 2009, con dinamiche diverse fra il settore cartotecnica e quello stampa/editoria, e nel quale “la crescita ridotta – ha detto Alessandro Nova, docente all’Università Bocconi – è dovuta in gran parte a un problema di domanda interna”. Analizzando l’andamento di lungo periodo del settore, emerge un recupero nel biennio 2010-2011, con un nuovo peggioramento nel 2011 per il quadro economico della seconda metà dell’anno; allo stesso tempo, prosegue un trend negativo per il settore Stampa, che risente della concorrenza di altri mezzi di comunicazione e informazione e del calo degli investimenti pubblicitari.

Quando si parla di carta, si parla inoltre del fondo per l’editoria. Che sarà rifinanziato. Alla presentazione è intervenuto il sottosegretario con delega all’editoria Paolo Peluffo, che ha annunciato il prossimo rifinanziamento: “Il Governo è consapevole della necessità di rifinanziare il fondo per l’editoria – ha detto – Entro pochi giorni adotteremo degli atti amministrativi per rifinanziare il fondo”. Peluffo ha poi spiegato che, fra i criteri da seguire, c’è quello della vendita delle copie, dell’effettiva occupazione, e degli investimenti per lo sviluppo dell’editoria online. Il sottosegretario ha inoltre annunciato una nuova campagna di promozione della lettura: “Dobbiamo promuovere la lettura in tutte le sue forme. È stata riproposta la campagna sulla lettura prodotta dal Governo precedente. E il mese prossimo avremo una nuova campagna: dobbiamo promuovere la biblioteca, la libreria, l’edicola. Bisogna difendere i luoghi dove ci sono libri e giornali”.

Un’esigenza di crescita che si accompagna all’esigenza di intervenire anche sul versante della domanda, attraverso – questa la proposta della filiera – la detassazione per l’acquisto di libri di testo scolastici e della spesa per l’acquisto di abbonamenti a quotidiani, periodici, servizi e agenzie di stampa e di libri.

Carta e internet, binomio possibile? Afferma Giulio Anselmi, presidente Fieg (Federazione italiana editori giornali): “Internet è allo stesso tempo un elemento di crisi e di sviluppo, perché allarga il pubblico dei lettori. I lettori dei siti dei quotidiani aumentano. I giornali tradizionali, in questo senso, rappresentano una garanzia”. Se dunque le vendite dei giornali sono in calo, non lo è il numero di utenti del web, il numero dei lettori e la lettura complessiva. Per Anselmi, però, “il terreno di lavoro è quello della qualità. La multimedialità non è un toccasana: declinare l’informazione nei diversi canali moltiplica e differenzia l’offerta, ma se non facciamo uno sforzo comune sulla qualità tutti gli altri discorsi saranno inutili”.

A chiudere il cerchio, aprendo nuove riflessioni, è il massmediologo Derrick De Kerckhove: “La competizione fra carta e rete è un falso problema: sono complementari – scandisce – La lettura su carta e sullo schermo sono diverse. Facciamo una campagna per difendere la lettura su carta”. Su uno schermo scorrono l’intervista nel quale lo scrittore Nicholas Carr, autore del famoso articolo “Is Google Making Us Stoopid?”(scritto in questo modo sulla copertina dell’Atlantic, ndr) argomenta come la lettura su internet diminuisca la capacità di concentrazione, e quella del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg che spiega come sia finita l’epoca della privacy. Se così è, vale l’identikit del libro fatta da De Kerckhove: “Il libro non è interattivo, e questa è la sua qualità. È un medium personale ma non profilato. Rallenta l’informazione alla velocità critica. È un medium privato, e si presta alla protezione della nostra identità privata”.

Lo sguardo profano non può non interrogarsi. Difficilmente la comparsa di un medium ha portato alla scomparsa, tout court, di un altro. Radio e cinema non sono stati soppressi dalla televisione. La televisione non è stata fatta fuori dal web. E anche la stampa, a ben vedere, può trovare nuova linfa al tempo di internet.

 

di Sabrina Bergamini

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