Stop all’obbligatorietà della mediazione, i commenti

“I consumatori ringraziano sentitamente la Corte, il Presidente Quaranta ed il Relatore Criscuolo ancora una volta presidio vitale dei loro diritti per averli sollevati da un fallimentare, onerosissimo e defaticante supplemento di procedura imposto da governi “scendiletto” di banchieri, finanzieri e assicuratori”. E’ chiaro il commento di Elio Lannutti, Adusbef, alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale dell’obbligatorietà della mediazione civile e commerciale. Anche da Confedercontribuenti plaudono alla sentenza: “”L’obiettivo era quello di sfoltire i Tribunali dalle questioni minori ma, in realtà, il risultato era che aumentavano i costi”.“In particolare – spiega l’Associazione – non solo bisognava sobbarcarsi i costi della mediazione, ma dopo bisognava rivolgersi all’avvocato. Si allungavano anche i tempi della Giustizia, perchè si era costretti ad aspettare alcuni mesi. Invece, se c’è la volontà di conciliarsi, la questione si puo’ risolvere con una semplice lettera. La mediazione obbligatoria, inoltre, era sbagliata anche dal punto di vista politico: era una privatizzazione della Giustizia, che veniva demandata ad un privato”.

Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, colgie l’occasione per rilanciare la conciliazione paritetica: “Invitiamo i cittadini che abbiano vertenze con le società telefoniche (Telecom, Tim, Vodafone, H3G, Fastweb, Wind, Teletu), con i fornitori di energia domestica (Enel, Eni, Sorgenia, Edison), con le Poste e con Alitalia, Ania, Banca Intesa Sanpaolo, Cepu, Monte dei Paschi, Unicredit – prosegue Dona – a rivolgersi ai nostri sportelli sul sito www.consumatori.it (o per telefono: 06.32600239 dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 16:00) per risolvere senza costi ogni tipo di vertenza grazie alle procedure di conciliazione attivate dall’Unione Nazionale Consumatori con le citate imprese”.

“Non ha senso rivolgersi ad un avvocato e tantomeno ad un giudice quando la somma in contestazione è di poche decine o centinaia di euro: le associazioni -conclude Massimiliano Dona- sono al servizio dei cittadini ed operano gratuitamente per chi è iscritto (o decide di farlo versando la quota di 35 Euro)“.

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