Tares, stangata ‘solo’ nel 2014. Al via la petizione

Tares uguale stangata. Da qualche tempo non si sente più parlare della nuova (e più onerosa) tassa sui rifiuti che sostituirà la Tarsu e la Tia ma quel che è certo è che produrrà i suoi effetti sulle tasche degli italiani a partire dal 2014: quattro rate (gennaio, aprile, luglio e ottobre). E per quest’anno? A fare chiarezza è Altroconsumo che spiega: “Per il 2013, ciascun Comune può autonomamente stabilire le scadenze e il numero delle rate”. Nel frattempo Legambiente avvia una petizione per chiedere il rispetto del principio europeo “chi inquina paga”.

Tornando alla Tares e agli adempimenti del 2013, Altroconsumo fa sapere che per conoscere cosa fa il proprio Comune bisogna controllare in rete: l’ente è obbligato a pubblicare anche sul proprio sito le scadenze decise, e deve farlo almeno 30 giorni prima del termine delle stesse. In caso contrario, rimangono in vigore le scadenze fissate per luglio e ottobre.

Per i pagamenti 2013 i Comuni possono inviare ai contribuenti i modelli precompilati e predisposti per il versamento delle “vecchie” imposte sui rifiuti (Tarsu, Tia1 o Tia2). Poi attraverso l’ultima rata, che dovrebbe scadere a ottobre, il contribuente dovrà obbligatoriamente fare il conguaglio tra quanto già pagato e quanto dovuto per la Tares.

L’Associazione ricorda anche che “l’applicazione dell’Iva sulla Tia è illegittima” e invita i consumatori che hanno pagato ingiustamente ad aderire alla class action contro i Comuni che l’hanno prevista.

Intanto Legambiente ha promosso la petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare“. Assunto di base il principio che “chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la Tares, la nuova tassa sui rifiuti rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta”.

La petizione – indirizzata al presidente del consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni – chiede al governo di rivedere questo tributo in maniera tale da rispettare il principio europeo “chi inquina paga”, calcolandolo solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati e consentendo così alle utenze più virtuose di pagare di meno.

I primi firmatari della petizione sono Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Mario Tozzi, divulgatore scientifico, Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, Cristina Gabetti, curatrice della rubrica Occhio allo Spreco della trasmissione Striscia la Notizia, Enzo Favoino, Scuola agraria del Parco di Monza, Roberto Cavallo, presidente dell’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, e Walter Ganapini, ambientalista.

Comments are closed.