Tasi vs Imu, si pagherà di più o di meno? Si avvicina nuova scadenza

Quanto costerà la Tasi alle famiglie? Nell’attesa della prossima scadenza della tassa sui servizi indivisibili – è il 16 ottobre, quando scatterà il pagamento della seconda rata per i Comuni che hanno scelto le tre tranche e della prima rata per i Comuni che invece non hanno ancora aggiornato le aliquote – ci si esercita sulla previsione di quanto la tassa peserà sulle tasche delle famiglie. Di più o meno della vecchia Imu? Di sicuro c’è ancora l’incertezza.

Le amministrazioni comunali hanno tempo fino a domani per comunicare al Ministero dell’economia e delle finanze le delibere di approvazione delle aliquote e dei regolamenti della Tasi. Circa tremila comuni faranno pagare l’acconto Tasi entro il 16 ottobre, me ce ne sono molti che non hanno ancora deliberato sulle aliquote da applicare: in questi casi si pagherà tutto in un’unica soluzione a dicembre. Secondo un approfondimento de La Repubblica, con un’aliquota media del 2,46 per mille la nuova tassa sulla casa sarà ai massimi in molti Comuni e il confronto con l’Imu che si pagava nel 2012 è negativo. La Repubblica sottolinea che le famiglie più penalizzate “sono quelle con redditi modesti che vivono in abitazioni contraddistinte da rendite medio-basse. Nella simulazione della Uil – Servizio politiche territoriali vivere in una A3 (casa economica) con un figlio e rendita pari a 450 euro (nella media nazionale per questa categoria) può essere penalizzante per il 71% delle famiglie (nell’ipotesi, con reddito Isee di 10 mila euro e reddito Irpef di 20 mila euro). Sette famiglie su dieci cioè pagheranno più Tasi che Imu: 52 euro extra a Bologna, 32 a Firenze, 30 a Milano, 27 a Venezia”.

Di diverso avviso sembra la CGIA di Mestre, per la quale la Tasi sarà più leggera dell’Imu in due comuni capoluogo su tre, con risparmi consistenti nelle grandi città: Torino, Roma, Milano, Genova e Napoli. Se, afferma la sigla, si compara l’importo che i proprietari di prima casa pagheranno quest’anno con la Tasi rispetto a quanto hanno versato nel 2012 quando c’era l’Imu, in 2 Comuni capoluogo su 3 il nuovo tributo sarà più “leggero” della vecchia imposta municipale. “Ovviamente – spiega il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – il risultato che emerge da questo confronto è ancora parziale, perché non hanno ancora deliberato l’aliquota Tasi, o pubblicato la medesima sul sito del Dipartimento delle Finanze, almeno altri 25 Comuni capoluogo di provincia: tra i quali, realtà importanti come Bari e Palermo. Tuttavia, stando ai 76 Comuni dove è stato possibile effettuare il confronto, il nuovo tributo sui servizi indivisibili sarà, in almeno 49 casi, meno oneroso della vecchia Imu versata dai proprietari delle abitazioni principali nel 2012. Soprattutto nelle grandi città, i risparmi saranno di tutto rispetto: a Torino ammonteranno mediamente a 332 euro, a Roma a 319 euro, a Milano e a Genova a 174 euro e a Napoli a 165 euro”.

I calcoli sono stati fatti sulla rendita catastale media di ciascun Comune capoluogo di Provincia. Inoltre, si è presa in considerazione un’abitazione di tipo civile (categoria catastale A2) e sono state rilevate le aliquote e le detrazioni presenti nelle delibere comunali pubblicate entro l’8 settembre 2014 sul sito del Dipartimento delle Finanze. La situazione però peggiora se ci sono figli o rendite catastali più basse, perché con l’Imu c’erano maggiori detrazioni: cambiando questi fattori, in oltre il 50% dei comuni capoluoghi di provincia la Tasi diventa più pesante dell’Imu. Dalla Cgia arriva anche una stima su quelli che saranno i più tartassati dalla Tasi e su quelli che invece ne avranno un maggior risparmio: i proprietari di prima casa che rispetto all’Imu subiranno i maggiori rincari sono i residenti a Verbania (+ 200 euro), a Mantova (+ 120 euro), a Prato (+ 117 euro), a Trieste (+ 100 euro), ad Ascoli Piceno (+ 85 euro) e a Lucca (+ 83 euro), mentre dal confronto con l’Imu avranno un certo risparmio i proprietari di prima casa residenti a Siena (il vantaggio economico rispetto al 2012 sarà per ciascuno di loro di 374 euro) seguiti dai torinesi (- 332 euro), dai romani (- 319 euro), dai livornesi (- 277 euro) e dai brindisini (- 260 euro).

In ogni caso, il confronto cambia se si tiene conto del fatto che l’anno scorso la tassa sulla prima casa non si pagava. Spiega Bortolussi: “Se teniamo conto che nel 2013 la quasi totalità degli italiani non ha pagato l’Imu sulla prima casa, gli importi previsti dalla Tasi per l’anno in corso rischiano di mettere in seria difficoltà economica non poche famiglie, soprattutto a Bologna, dove il versamento medio si aggirerà attorno agli 867 euro. Meno pesante ma altrettanto impegnativa la situazione che si verificherà a Genova, a Torino e a Milano, dove i proprietari dell’abitazione principale pagheranno rispettivamente 725, 716 e 624 euro”.

I consumatori sono comunque preoccupati e il Codici da parte sua sottolinea il peso che la tassa avrà sulle famiglie italiane. L’associazione chiama in causa i Comuni: “Allarma la decisione di oltre 60 città capoluogo di assegnare l’aliquota media del 2,46 per mille per la Tasi – dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici – soprattutto perché a differenza dell’Imu, quest’ennesima tassa si abbatte sulle famiglie con detrazioni più basse o, in molti casi, nulle. L’associazione dei comuni italiani non fa altro che scaricare il barile con Governo e Parlamento lamentando i tagli subiti negli ultimi anni e la scelta di eliminare l’Imu sull’abitazione principale. A farne le spese sono come al solito i cittadini, costretti a pagare aliquote più alte perché le amministrazioni locali non sono capaci di recuperare i soldi in altri modi. A cominciare dal taglio degli sprechi”.

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