Telefonia fissa, CRTCU denuncia 6 compagnie: costi per cambiare

Cambiare operatore di rete fissa o cessare il servizio dovrebbe essere ormai un’operazione gratuita e veloce. E invece non è così; le principali compagnie telefoniche addebitano costi non indifferenti: si va dai 35 euro di Telecom Italia ai 95 euro di Fastweb per cessare il servizio (senza migrazione), fino agli 86 euro di Tiscali o ai 35 euro di Infostrada per cambiare operatore. Sono 6 le compagnie telefoniche segnalate all’Antitrust per pratica commerciale scorretta dal Centro di Ricerca e Tutela dei consumatori e degli utenti (CRTCU).

Si tratta di Telecom Italia Spa, Infostrada Spa, Tiscali Spa, Fastweb Spa, Vodafone e TeleTu che non indicano nei loro messaggi pubblicitari i costi che poi addebitano ai consumatori al termine del rapporto, sia in caso di cessazione del servizio che in caso di migrazione ad altro operatore. I consumatori attraverso i claims pubblicitari non sono informati dell’esistenza di costi addebitati al termine del rapporto contrattuale, falsando così la loro valutazione e la scelta della migliore offerta telefonica per il telefono fisso.

La previsione di tali costi è assente da qualsiasi comunicazione pubblicitaria di ciascuna compagnia e gli utenti scoprono l’esistenza di tali costi solo con la fattura conclusiva del rapporto. In molti si sono rivolti al CRTCU chiedendo una spiegazione e facendo reclamo. Le compagnie rispondono che si tratta di costi previsti contrattualmente, riportati (esclusivamente!) nelle Condizioni generali di contratto, di fatto, inaccessibili o comunque consultabili dopo la conclusione del contratto.

Tutte le compagnie segnalate adottano contratti di durata illimitata e riconoscono la facoltà al consumatore di recedere; in questo momento la compagnia addebita, alternativamente, il costo per la migrazione ad altro operatore o il costo per la cessazione del servizio senza migrazione ad altro operatore. “Si ritiene che tali costi fissi vadano conosciuti dal consumatore fin dal primo aggancio commerciale a mezzo pubblicità – afferma Carlo Biasior, direttore del CRTCU – in quanto in grado di incidere in maniera significativa sulla bontà dell’affare. La variabilità di tali costi nel loro ammontare, inoltre, permetterebbe scelte più o meno vantaggiose da parte dei consumatori, solo se conosciute fin dall’inizio e comunque prima della formazione del vincolo contrattuale”.

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