Bambini in carcere, Telefono Azzurro e Ministero della Giustizia: protocollo d’intesa

“Papà aspettavo questo giorno perché a te darei la vita. Ti dò tutto il mio cuore e la luce per uscire dal carcere”. A leggere queste parole è una volontaria di Telefono Azzurro nel corso dell’incontro avvenuto ieri pomeriggio nel carcere di Rebibbia a Roma, durante il quale è stato firmato un Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Giustizia (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- DAP) e l’Associazione. L’obiettivo è quello di dare vita a forme di collaborazione stabili e organiche che aiutino i bambini che hanno uno o entrambi genitori in carcere.

Una recente ricerca, condotta dall’Unione Europea in collaborazione con il DAP, testimonia che sono oltre 900 mila in Europa i bambini separati da un genitore detenuto. In Italia se ne contano 95 mila. Nel 65% dei casi l’incontro con il genitore avviene in locali non adeguati e nel 76% dei casi senza il supporto di personale specializzato per sostenere il bambino prima, durante e dopo la visita al genitore.

Telefono Azzurro dal 1999 opera in diverse case circondariali del nostro Paese con il Progetto “Bambini e carcere”. Il progetto si muove verso due direzioni: il progetto “Nido”, per bambini da 0 a 3 anni che possono vivere con la madre in carcere, e la “Ludoteca” per attenuare l’impatto con la dura realtà carceraria al momento del colloquio con il genitore detenuto. Nel 2012, sono stati 10.046 i bambini che hanno usufruito del servizio offerto dai volontari.

“Il Protocollo”, ha dichiarato Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro, “rafforza l’impegno del Ministero della Giustizia a favore dei bambini e delle famiglie dei detenuti, riconoscendo il ruolo fondamentale di un sevizio totalmente gratuito che l’Associazione svolge quotidianamente in 15 istituti penitenziari della Penisola. L’intervento è svolto per cercare di ricostruire un tessuto sociale e familiare lacerato ed evitando traumi e sofferenze ai più piccoli che, loro malgrado, sono coinvolti in situazioni tanto pesanti”.

Ciò che il Progetto si prefigge di tutelare è, in buona sostanza, il diritto all’affettività di chi sconta una pena carceraria. La vicinanza della famiglia, dei propri figli in particolare, aiuta e sostiene il detenuto nel suo periodo di permanenza nell’istituto di pena, prevenendo anche casi limite come quello del suicidio. La Dottoressa Simonetta Matone, Vice Capo Vicario del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, da anni vicina a Telefono Azzurro e alle sue battaglie, sottolinea l’importanza dell’iniziativa del Protocollo. “Esso ha il merito di formalizzare una serie di azioni volte a creare le condizioni migliori di accoglienza e tranquillità per il colloquio con il genitore, allestendo ambienti appropriati che rendano l’incontro un momento gioioso”.

La firma del documento da parte del Ministro della Giustizia, Paola Severino, ha concluso l’incontro. Nelle parole del suo intervento, il Ministro ha valorizzato il ruolo di un volontariato attivo e altamente professionale che opera in silenzio, spesso nell’ombra e che invece andrebbe ampiamente pubblicizzato perché sinonimo di una società civile sensibile e di un Paese che ha delle eccellenze su cui puntare. “La fusione tra l’opera dei volontari e le istituzioni nazionali e locali è necessaria per attuare degli interventi specifici e ben strutturati”, afferma il Ministro. Con la firma del documento, i singoli istituti penitenziari potranno formalizzare le attività svolte dai gruppi di volontari, rafforzando le reti già esistenti in ambito locale. Un pianeta, quello del volontariato nelle carceri, spesso sconosciuto e ignorato dalla società e dalle istituzioni e che invece merita di essere messo al centro dell’agenda politica di Governo e Enti locali. “Sono fortunato”, testimonia un padre detenuto, “grazie al lavoro dei volontari e alle strutture a disposizione, posso passare delle ore spensierate con la mia famiglia pur scontando la mia pena”.

 

di Elena Leoparco

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