Telemarketing aggressivo, AACC: “Torniamo al sistema opt-in”

Il telemarketing aggressivo è duro a morire. Sembra davvero che non ci sia un modo efficace per far cessare l’odiosa pratica delle telefonate che ci disturbano a tutte le ore (a volte non c’è nessuno che parla all’altro capo dell’apparecchio). Nonostante il Registro delle Opposizioni (istituito già da diversi anni, ma ancora poco conosciuto) e gli svariati richiami da parte del Garante per la Privacy, i cittadini continuano ad essere subissati dalle telefonate. E’ quanto denunciano Federconsumatori e Adusbef chiedendo che si intervenga sulla questione ribaltando l’attuale sistema di opt-out in opt-in.

Il fatto che continuino ad arrivare molte segnalazioni da parte dei cittadini subissati dalle telefonate di aggressive campagne di telemarketing, spesso in orari inopportuni, “dimostra il fallimento dell’attuale sistema opt-out, che prevede la manifestazione della volontà di essere esclusi dagli elenchi delle società che operano in questo settore”.

“Come sosteniamo da sempre – scrivono Federconsumatori e Adusbef – è necessario tornare al vecchio sistema di opt-in, che è anche la modalità preferita da molti Paesi: l’opt-in è un meccanismo che prevede l’esplicito consenso da parte dell’utente per poter essere contattato telefonicamente a fini commerciali. In tal modo i cittadini sarebbero finalmente messi in salvo dalle insistenti molestie telefoniche delle aziende che svolgono attività di telemarketing, senza dover tribolare per iscriversi a un registro al fine di non essere più disturbati”.

“Registro che, tra l’altro, presenta diverse criticità, prima su tutte l’impossibilità di iscriversi per quei cittadini che, proprio per non essere disturbati dalle telefonate insistenti, si erano cancellati dagli elenchi telefonici. Molti cittadini, inoltre, nonostante l’iscrizione al Registro, continuano ad essere disturbati”.

Le Associazioni dei consumatori chiedono alla Fondazione Bordoni, che gestisce il Registro delle Opposizioni ed al Garante della Privacy di intervenire con prontezza sulla questione: l’unico modo per rafforzare le garanzie dei cittadini in relazione all’attività di telemarketing è ribaltare l’attuale situazione, permettendo alle aziende di contattare solo ed unicamente i cittadini che ne esprimano esplicito consenso, senza continuare a disturbare oltre il resto degli italiani.

A tal proposito ricordiamo che proprio una decina di giorni fa è scaduto il termine di 6 mesi concesso alle società di telemarketing per adottare tutti gli accorgimenti tecnici e organizzativi prescritti con un provvedimento dello scorso aprile del Garante Privacy: le regole riguardano appunto la pratica delle telefonate mute. 

In particolare dal 2 ottobre 2014 i call center devono tenere una precisa traccia delle “chiamate mute”, che devono comunque essere interrotte trascorsi 3 secondi dalla risposta dell’utente; non si potranno verificare più di 3 telefonate mute ogni 100 andate a buon fine e questo rapporto deve essere rispettato in ogni singola campagna di telemarketing. Inoltre l’utente non può più essere messo in attesa silenziosa, ma il sistema deve generare una sorta di rumore ambientale, il cosiddetto “comfort noise” ( voci di sottofondo, squilli di telefono, brusio), per dare la sensazione che la chiamata provenga da un call center e non da un eventuale molestatore. L’utente disturbato da una chiamata muta non può essere ricontattato per 5 giorni e, al contatto successivo, deve essere garantita la presenza di un operatore. I call center dovranno inoltre conservare per almeno due anni i report statistici delle telefonate “mute” effettuate per ciascuna campagna, così da consentire eventuali controlli. Chi non si adegua verrà sanzionato dall’Autorità.

Un commento a “Telemarketing aggressivo, AACC: “Torniamo al sistema opt-in””

  1. Costante ha detto:

    Il “fenomeno” continua in modo impressionante, sia con chiamate in chiaro a tutte le ore, in particolare durante i pasti, ed anche quello di chiamate mute, sia silenziose, finanche alla notte quando creano più apprensione, magari con un solo squillo lungo alle 0,30, che sveglia dal primo sonno, ed anche con brusii strani che fanno rabbia e fanno pensare a controlli di presenza in casa fatti dai ladri di appartamenti.
    Non se ne può più. Spesso ad una nostra risposta seccata gli operatori ci danno dei maleducati, perché loro “stanno lavorando”, o addirittura, dopo aver detto “non mi interessa” ed aver messo giù il telefono, richiamano incavolati con linguaggio insolente , quasi fosse un loro diritto disturbare. Le compagnie che permettono questo andrebbero tutte condannate per stalking !!! Cosa ci fa l’Authority ? Paghiamo i canoni alle società telefoniche per venir disturbati ed insolentiti? La pubblicità è altra cosa.