Trasporti: in città si viaggia alla velocità del ‘700

Chiunque voglia mettere mano al problema dei trasporti in Italia “ha davanti a sé un’impresa titanica”. Ci sono ritardi nelle infrastrutture, nella filiera logistica, nei trasporti. Ci sono 27 opere incompiute da decenni. E una velocità media che nei centri urbani è di circa 15 km orari: come quella della fine del Settecento, qualche volta anche peggio, se si considera la congestione di città quali Napoli, Milano e Roma. La fotografia viene da un pamphlet, “Verso un libro bianco sui trasporti in Italia”, presentato oggi da Confcommercio.

In infrastrutture e trasporti l’Italia è ferma a 50 anni fa. Il gap infrastrutturale rispetto alla Germania, negli ultimi dieci anni, ha fatto perdere all’Italia 142 miliardi di Pil, mentre ammonta a 50 miliardi la perdita di ricchezza nel solo 2010 dovuta al divario infrastrutturale esistente fra le aree del nostro Paese. Questi alcuni numeri presenti nel rapporto.

L’Italia è congestionata. Si legge nel documento: “La velocità media attuale nei maggiori centri urbani italiani ricorda da vicino quella raggiunta alla fine del ‘700: oscilla intorno ai 15 km/h e scende fino a 7-8 km/h nelle ore di punta”. I record negativi sono a Napoli, Milano e Roma, dove si arriva a viaggiare (si fa per dire) a una velocità compresa fra 7,3 k/h e 8,5 km/h. Questo, spiega il documento, “è uno dei sintomi più macroscopici del ‘congestionamento’ delle reti urbane e metropolitane del Bel Paese, con costi sociali ed economici altissimi. E che a sua volta produce effetti difficilmente sostenibili, se non grotteschi, come il fatto che si impieghi più tempo per raggiungere l’aeroporto della Malpensa o di Orio al Serio dal centro di Milano che per viaggiare in aereo tra il capoluogo lombardo e Roma o Trapani”.

Lo studio di Confcommercio difende la tesi che esista un gap infrastrutturale in termini di rete autostradale, perché sostiene che la densità autostradale – 2,2 km di asfalto ogni 100 km quadrati, contro una media europea di 1,5 – va rapportata prima di tutto al confronto con l’Europa a 27, in cui diversi paesi hanno pochissime autostrade; nel confronto con i paesi sviluppati l’Italia ha invece una “densità” più bassa; poi c’è il problema del parco veicoli circolante, che è da record. “Con 41,4 milioni di unità l’Italia detiene in questo campo un record mondiale ed europeo – si legge nel pamphlet – L’aumento, rispetto al 1970, è stato del 271%, a fronte di una crescita dell’intera rete stradale del paese del 34%”.

Altro tema è quello delle opere incompiute anche da cinquant’anni. “Aspettano. Da quasi mezzo secolo – si legge nel rapporto – Sono le cosiddette “incompiute”: un gruppo di 27 infrastrutture viarie, quelle più spesso invocate (invano) dagli imprenditori sul territorio, in qualche modo cominciate e mai portate a termine. Tutte insieme valgono 31 miliardi di euro ed hanno ormai accumulato ritardi che variano da un minimo di 5 anni (la terza corsia dell’A11 in Toscana e il prolungamento dell’A27 in Veneto) a un massimo di 50 (il tunnel Rapallo Fontanabuona in Liguria e la trasversale Fano-Grosseto in Toscana)”.

Rispetto al Programma per le Infrastrutture Strategiche – valore complessivo oltre 367 miliardi – solo il 9,3% delle opere è stato portato a termine e quasi il 60% è ancora in fase di progettazione. Altro numero significativo: dal 1990 si è speso il 35% in meno in investimenti in infrastrutture, 18 miliardi sono stati tagliati per il triennio 2012-2014 e neanche le risorse comunitarie vengono usate appieno, se è vero che fra Fondi strutturali e FAS è utilizzato solo il 12% degli oltre 41 miliardi stanziati per il quinquennio 2007-2013.

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