Trenitalia, perché ci tratti così?

“Il treno 701 da Roma Termini delle 06:39 per Taranto viaggia con un ritardo di 87 minuti per un intervento tecnico al treno”. L’annuncio si legge sul sito di Trenitalia. Il treno quindi, invece di arrivare alle 13:05 come previsto, arriverà alle 14.30. Ma questa è una previsione più che ottimistica. A pensarlo è una semplice giornalista di Help Consumatori che ieri è salita su un treno che effettuava la stessa tratta, partendo alle 15.39 da Roma Termini: sarei dovuta arrivare alle ore 21 nella stazione di Ferrandina (a pochi km da Matera, che nonostante sia candidata a capitale europea della cultura nel 2019, continua a non avere una stazione dei treni). Purtroppo durante il viaggio si è verificato più di un disservizio. 

E la mia domenica pomeriggio si è trasformata in 11 ore di agonia. Senza esagerare: chiamarlo ritardo sarebbe un insulto per la lingua italiana.

Andiamo con ordine: il treno in questione su cui sono salita, insieme ad altre centinaia di persone, ha iniziato ad avere “problemi di natura misteriosa” già alla partenza. E’ rimasto fermo in stazione per quasi 40 minuti e si vociferava che ci fosse un problema di chiusura delle porte. Certo non poteva mica partire con le porte aperte!!!! Il treno è riuscito a partire quindi alle 16.20 (o giù di lì), dunque con un ritardo di circa 40 minuti che, non si sa mai, avrebbe potuto in parte recuperare.

Ma le speranze hanno iniziato ad affievolirsi quando già subito dopo Napoli i controllori sono passati a chiedere ai passeggeri, uno per uno, quale fosse la loro destinazione finale. Scena che, già di per sé, destava qualche sospetto. Ma, ovviamente, nessuno ha pensato troppo in negativo e il viaggio è continuato, con il suo puntuale ritardo.

Ma ecco che a un certo punto dall’altoparlante viene fuori il messaggio “subliminale”: “da Battipaglia a Taranto la circolazione è interrotta per un guasto elettrico”. Tutti i passeggeri in quel momento si sono voltati verso il proprio vicino con l’aria attonita di chi cerca un appiglio perché crede di aver avuto un vulnus di comprensione logica. Ovvero si chiede: “e dunque che si fa?” La risposta purtroppo non arriva e si continua speranzosi a galoppare verso la stazione di Battipaglia.

Arrivati lì le previsioni peggiori si avverano: il treno si ferma e non riparte. Si scende in massa per cercare di capire cosa succederà, ma anche in quel caso, l’informazione non arriva anzi arriva in modo alquanto parziale: il capotreno, che dovrebbe essere il responsabile dei passeggeri, inizia a mettere sù un teatrino a tratti grottesco. Si posiziona sulle scale di un vagone dove erano accatastate bottiglie d’acqua, succhi di frutta e pacchi di wafer di una nota marca, e inizia a distribuire i “viveri” a tutti.

Senza soffermarsi troppo sulla scena che si è venuta a creare lì attorno (e che è durata quasi un’ora), la questione è riassumibile così: il capotreno e gli altri controllori sapevano già da Salerno (alcuni dicono addirittura da Napoli) che il treno si sarebbe fermato a Battipaglia e infatti hanno caricato acqua e varie da distribuire per “l’assistenza” ai passeggeri. Ma non si sono preoccupati né di comunicarlo ai diretti interessati, né di cercare una soluzione in tempi brevi. Infatti una volta arrivati a Battipaglia il capotreno insisteva a dire che lui non aveva le informazioni e che da Roma stavano decidendo se sopprimere il treno o riparare il guasto. Tutto questo senza una minima previsione dei tempi.

Ma, cosa ancora più stupefacente, mentre lui si affannava a spiegare questo ai passeggeri che iniziavano ad alterarsi, si diffonde la comunicazione (non si sa bene da chi) dell’arrivo di autobus sostututivi. A quel punto il capotreno viene abbandonato al suo soliloquio e tutti si affrettano a prendere i bagagli e vanno verso gli autobus in una corsa di sopravvivenza perché “non è detto che ci sia posto per tutti”.

Infatti, anche lì bisogna fare i conti con un’organizzazione più che improvvisata: i passeggeri vengono divisi per destinazioni, ma la confusione regna sovrana e si perde quasi un’altra ora. Ormai gli animi sono un misto di esasperazione e nervosismo e, quando i passeggeri vengono divisi a seconda delle loro destinazioni, finalmente si riparte.

L’ultima parte del viaggio, però, per me ed altri passeggeri si è rivelata ancor peggio delle aspettative: mi sono ritrovata su un autobus destinato a “coprire” tutte le stazioni intermedie, ossia quattro paesini della Basilicata difficilmente raggiungibili per via delle diverse interruzioni stradali e dell’ignoranza (nel senso etimologico del termine) degli autisti. In pratica chiedevano consigli ai passeggeri sulle strade da percorrere, scatenando così una faida interna tra chi voleva raggiungere prima una meta (la sua) e chi avrebbe preferito un’altra.

Finalmente all’una di notte sono arrivata nella tanto agognata stazione di Ferrandina dove, purtroppo, l’autobus che avrebbe dovuto portarmi a Matera non c’era più (forse stanco dell’attesa). Per fortuna i materani sono abituati a questo abbandono e, soprattutto, sono portati al “sacrificio”. Un parente volenteroso, infatti, si è fatto trovare ad accogliere una viaggiatrice che, dopo un così lungo viaggio, non aveva più la forza neanche di protestare.

Il giorno dopo, però, mi è rimasta la voglia di capire e sono andata a guardare il sito di Trenitalia: ho trovato l’annuncio con cui ho cominciato questo articolo. Ancora oggi, quindi, ci sono problemi. Non si sa se il problema tecnico di cui si parla sia lo stesso di ieri o sia un altro problema sopraggiunto nella notte. Chissà se il treno di oggi avrà più fortuna di quello di ieri. Ormai, forse, è tutta una questione di fortuna! La domanda nasce spontanea: perché i passeggeri vengono trattati così?

Il TG3 regionale di oggi è iniziato proprio con un servizio su questa vicenda ponendo un altro quesito: la Regione Basilicata spende 20 milioni di euro all’anno per il contratto di servizio con Trenitalia. E’ questo il servizio che si merita? Se poi guardiamo la Carta dei Servizi 2013, pubblicata da Trenitalia a giugno scorso, i dubbi aumentano.

di Antonella Giordano

@Anto_Gior

3 Commenti a “Trenitalia, perché ci tratti così?”

  1. Marcello ha detto:

    Moretti deve dimettersi, il servizio regionale fa cagare. Anche a napoli ritardi e soppressioni, scioperi che non vengono avvisati neanche sul sito del ministero dei trasporti. tutto e sempre improvvisato. La vergogna della vergogna. Moretti DEVE DIMETTERSI.

  2. GA ha detto:

    Rispondo in veste di semplice passeggera: per congruo cosa si intende? Conosco i vari regolamenti e non mi sembra sia previsto un congruo risarcimento per il disagio enorme che ho subito

  3. Leandro Faggin ha detto:

    Puoi chiedere un congruo risarcimento a Trenitalia