Acquirente Unico: oltre 27 mln di utenti sul mercato tutelato

Negli ultimi quattro anni, il prezzo dell’energia offerto dal Mercato Tutelato alle piccole e medie imprese e ai consumatori su base familiare è inferiore a quello praticato dalle imprese operanti nel libero mercato. Inoltre, nella determinazione del prezzo finale dell’energia pagato dai cittadini, la quota generata direttamente dal mercato senza alcuna intermediazione è tra le più ampie d’Europa: 47% in Italia. Queste sono le evidenze più importanti che sono emerse da due studi presentati oggi nel corso di un convegno dal titolo “Mercato elettrico: oltre la maggior tutela?”, organizzato da Acquirente Unico, società pubblica cui, nell’ambito del processo di liberalizzazione del mercato elettrico, è stato affidato dal legislatore il compito di acquistare elettricità per le famiglie e le piccole imprese rimaste nel mercato tutelato.

Ad oggi ci sono 27,4 milioni di utenti (di cui 22,8 milioni domestici) che non hanno scelto il loro fornitore di energia elettrica sul mercato libero. I motivi all’origine di questa situazione in cui lo switch viene sempre più rimandato sono diversi e vanno appunto dalla maggiore convenienza delle tariffe offerte dal Acquirente Unico (AU) sul mercato, alla situazione di incertezza informativa da parte dei consumatori.Perciò se da un lato si guarda come ad un successo il fatto che un terzo degli utenti abbia migrato verso un operatore a sua scelta (1,2/1,5 milioni di utenti), dall’altro ci si chiede per quale motivo questo passaggio stia avvenendo con così tanta lentezza.

Secondo Paolo Vigevano, Amministratore Delegato di AU, “il problema sta nelle difficoltà di un momento in cui vi è un’offerta molto ampia (oltre 269 imprese presenti sul mercato libero) e una contemporanea crisi della domanda”. Inoltre, sebbene il prezzo dell’energia sia in calo in tutta Europa, i consumatori finali non sembrano beneficiare di questa diminuzione, dal momento che in bolletta incidono pesantemente i cosiddetti oneri fiscali e parafiscali.

Le Associazioni dei consumatori (Unione Nazionale Consumatori, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Adiconsum oggi presenti al convegno) non ci stanno. Vorrebbero un mercato che, se concorrenziale deve essere, almeno sia trasparente e chiaro per gli utenti finali. Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, sottolinea che il problema principale contro cui combattere sono le asimmetrie informative, per questo motivo il ruolo svolto dall’Acquirente Unico deve essere mantenuto. Per Pietro Giordano, di Adiconsum, non si può pensar di andare verso un mercato pienamente concorrenziale come avvenuto già per il settore della telefonia, che se da un lato ha permesso di avere tariffe stracciate, dall’altro ha decretato la morte di molte imprese del settore. “Né vuole dire”, precisa Vigevano “che la presenza dell’Acquirente Unico renda il mercato meno concorrenziale, visto che gli studi hanno dimostrato che in Italia la maggior parte del prezzo dell’energia si crea all’interno del mercato”.

D’altra parte forme di tutela del mercato sono presenti in quasi tutti i paesi europei: perfino in Gran Bretagna, patria delle liberalizzazioni, il regolatore interviene per verificare che eventuali aumenti di prezzo siano effettivamente dovuti ad aumento dei costi per la produzione e non da azioni degli operatori. Giovanni Pitruzzella, Presidente Antitrust, sottolinea che in Italia questo ruolo è già svolto dall’Autorità Antitrust e, in questo senso auspica un ridisegnamento dei confini d’azione dell’Acquirente Unico e soprattutto una migliore regolamentazione del sistema delle liberalizzazioni, il cui fine ultimo è quello di aumentare l’offerta da un lato e dall’altro ridurre i prezzi al consumatore e ampliare e migliorare i servizi offerti.

di Elena Leoparco

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