Forum PA, Gian Antonio Stella: gli sprechi nella Repubblica delle parole

“Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli”. Si è aperto così questa mattina il ‘one man show’ di Gian Antonio Stella , editorialista de Il Corriere dellla Sera nonchè autore, insieme a Sergio Rizzo de “La casta”. Un lungo monologo in cui un competente e frizzante Stella ha passato in rassegna – qualora ce ne fosse ancora bisogno – gli sprechi della pubblica amministrazione. Il tutto è iniziato con il ricordo del ‘Nerone Day’: il 23 marzo del 2010 l’allora ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, annunciava di aver dato al rogo 375 mila leggi inutili. Una mossa mediatica e null’altro perchè se è vero che quello del numero troppo elevato di leggi è un’evidenza bipartisan, è anche vero che non esistono nel nostro Paese così tante leggi.

Stella, numeri alla mano, ha spiegato che per raggiungere quella cifra il nostro Parlamento avrebbe dovuto ‘partorire’ 6,9 leggi al giorno (a partire dal suo primo insediamento). E’ possibile nel nostro Parlamento che si muove a ritmo di una lumaca? Non di certo. Basti pensare che nei primi 10 mesi del 2011 si sono licenziate 14 leggi una di queste riguarda i modi per…imbustare l’insalata!

Comunque anche dopo ‘La Repubblica di Falò’ nulla è cambiato perchè si continua a pensare e a scrivere leggi incomprensibili e singolari. Chi legifera ha la capacità di: definire tutto (si intende per nave da crociera, per suino da macello); di nascondersi dietro un’ipocrisia pelosa (giri di parole per non pronunciare alcune parole come, ad esempio, epilessia….si utilizza ‘crisi comiziali’); di utilizzare tante, tante parole (il cantico delle creature utilizza 260 parole; la disposizione europea sullìimportazione di caramelle, ne utilizza 25.911!).

Chi ci guadagna nello scrivere leggi incomprensibili? Stella non ha dubbi: “Ci guadagna quella burocrazia dirigenziale padrona delle leggi e dalla loro interpretazione”. Ovvero: chi le leggi le scrive. Ed è per questo motivo che è difficile cambiare. Eppure il cambiamento sarebbe necessario. Oggi più di ieri. Un cambiamento che va nella direzione della semplificazione. Anche burocratica. Sapete quanto ci costa tutta questa lenta e farraginosa burocrazia? Ogni comunicazione burcratica dello Stato costa 22 euro. Basterebbe una mail (anche certificata). Costo? 2 euro.

E intanto il nostro Paese si posiziona ai posti più bassi di qualsiasi classifica. Stella cita una ‘fresca fresca’ sulla velocità di download domestico: siamo al 76esimo posto. Può una potenza del G8 posizionarsi a quel livello? No, eppure lo occupa e sapete perchè? Perchè mentre 10 anni fa tutti investivano su internet e sulle sue ptenzialità, ‘qualcuno’ qui da noi pensava – a ragione – che internet potesse dare fastidio alla tv. Chi? Argomento del prossimo ‘one man show’.

di Valentina Corvino

 

Un commento a “Forum PA, Gian Antonio Stella: gli sprechi nella Repubblica delle parole”

  1. antonio tranfaglia ha detto:

    siamo passati da “repubblica delle babanane” (non me ne vogliano quei frutti), a “repubblica delle bufale”, (non me ne vogliano……)