CdM approva il Def, Renzi twitta: “Mantiene impegni”

L’Italia crescerà quest’anno dello 0,8%, un po’ meno rispetto all’1,1% previsto dal precedente Governo, con un graduale avvicinamento al 2% nei prossimi anni. Nel 2014 l’indebitamento netto è previsto al 2,6% del Pil e scenderà all’1,8% nel 2015 e allo 0,9% nel 2016. La spending review contribuirà per 4,5 miliardi al taglio dell’Irpef, che porterà 80 euro in più in busta paga ai lavoratori che ne guadagnano meno di 1500, mentre è allo studio una “soluzione tecnica” per permettere di ampliare la platea anche agli incapienti, i contribuenti con un reddito talmente basso da essere esclusi dal taglio Irpef. Questo quanto annunciato ieri dal premier Matteo Renzi durante la conferenza di presentazione del Def, il Documento di economia e finanza.

Il Def prevede appunto una riduzione dell’Irpef sui lavoratori dipendenti da 6,7 miliardi di euro tra maggio e dicembre 2014, che equivale su base annua in un taglio strutturale alla spesa pubblica da 10 miliardi di euro a regime: 4,5 miliardi verranno dalla spending review vera e propria, circa un miliardo dagli incassi Iva derivanti dal rimborso dei debiti della pubblica amministrazione e un altro miliardo dall’aumento della tassazione sulle plusvalenze realizzate dalle banche con la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia. Si prevede l’adozione di un tetto preciso – 238.000 euro – per gli stipendi dei manager pubblici.

La “bontà” dell’iniziativa messa in campo dal Governo è stata sottolineata questa mattina di buon’ora dallo stesso premier via twitter: “Il #def mantiene tutti gli impegni che ci eravamo presi #allafacciadeigufi Inizia a pagare chi non ha mai pagato. Si #CambiaVerso #80euro”.

Quali sono gli obiettivi? Come si legge nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, “il Documento di Economia e Finanza 2014 del Governo illustra in modo organico le iniziative concrete che danno corpo alla volontà e all’impegno del Paese ad imprimere una forte accelerazione al processo di riforma strutturale dell’economia, per una nuova e sostenibile ripresa della crescita e dell’occupazione”. Il Parlamento si esprimerà sul documento attraverso una risoluzione e questo sarà poi trasmesso alle autorità europee come parte del Semestre europeo. “Il percorso che si delinea prevede il passaggio fondamentale dallo stato di gestione della crisi ad una politica di cambiamento, riassumibile in due concetti: il consolidamento fiscale sostenibile e l’accelerazione sulle riforme strutturali per favorire la crescita”.

Palazzo Chigi rivendica che le misure previste rientrano in un piano di riforme strutturali su istituzioni, economia e lavoro. Come si legge nel documento ufficiale, nell’ambito del programma di riforme le principali misure delineate sono le seguenti:

  • La piena attuazione del processo di Revisione della spesa, con un cambiamento stabile e sistematico dei meccanismi di spesa pubblica; sono previsti risparmi per circa 4,5 miliardi nell’anno in corso, e fino a 17 per il 2015 e 32 per il 2016 rispetto al tendenziale. I risparmi conseguiti verranno principalmente utilizzati per la riduzione del cuneo fiscale. Il Governo intende istituzionalizzare il processo di revisione della spesa rendendolo parte integrante del processo di preparazione del bilancio dello Stato e delle altre Amministrazioni Pubbliche attraverso indicatori di impatto in grado di misurare l’efficacia e l’efficienza della spesa.
  • La riduzione del cuneo fiscale attraverso la diminuzione delle imposte sui redditi da lavoro dipendente per le fasce più basse potrà avere effetti di stimolo ai consumi e contribuirà alla riduzione della povertà nel breve termine. La riduzione dell’Irap nella misura del 10% l’anno a regime potrà avere effetti di stimolo all’occupazione nel medio termine. L’attuazione della legge di delega fiscale si configura come una riforma complessiva del settore per definire un sistema più equo, trasparente, semplificato e amico delle imprese, garantendo al contempo stabilità e certezza del diritto. La riduzione del gettito fiscale dovuta al taglio permanente delle tasse per un valore dei circa 10 miliardi l’anno sarà compensata a regime da una riduzione permanente della spesa pubblica di analogo valore.
  • L’accelerazione e rapida attuazione del programma di privatizzazione avviato dal precedente Esecutivo, attraverso un’opera di valorizzazione e dismissione di alcune società sotto controllo statale e di parte del patrimonio immobiliare. Le molteplici finalità sono la riduzione del debito pubblico, il recupero della spesa improduttiva, la riduzione dei contributi statali e il recupero di efficienza delle imprese interessate. La misura, è volta a produrre introiti attorno a 0,7 punti percentuali di PIL all’anno dal 2014 e per i tre anni successivi.
  • Il pagamento dei debiti commerciali arretrati da parte delle Amministrazioni pubbliche sarà completato grazie al consolidamento del meccanismo di finanziamento da parte dello Stato con impegno alla restituzione da parte degli enti debitori, alla disponibilità di ulteriori 13 miliardi di euro che si aggiungono ai 47 già stanziati dai precedenti governi, e infine a un meccanismo che consentirà alle aziende in attesa di incasso di cedere il proprio credito a favore di istituzioni finanziarie. Contestualmente verrà messo a regime un nuovo sistema di regolamentazione e monitoraggio che permetterà di rispettare i tempi di pagamento previsti dalla normativa comunitaria e impedire nuovamente l’accumularsi di arretrati; verrà così ridotta l’incertezza sistemica delle imprese con effetti positivi sulle decisioni di investimento.
  • Un’energica azione in materia di miglioramento dell’ambiente imprenditoriale e di attrazione di capitali esteri attraverso la semplificazione del rapporto tra imprenditore e amministrazione in senso ampio (fisco, autorità amministrative di autorizzazione e tutela, giustizia civile, ecc.). A questo si aggiunge il necessario superamento di un sistema imprenditoriale fortemente “banco-centrico”, grazie alla messa a disposizione e al rafforzamento di forme di finanziamento alternative al credito per le imprese, in particolare per quelle di piccole e medie dimensioni.
  • Un miglioramento e una semplificazione del mercato del lavoro attraverso il Jobs Act al fine di produrre un sistema più inclusivo e dinamico, superando le rimanenti segmentazioni e rigidità, contribuendo strutturalmente all’aumento dell’occupazione, soprattutto giovanile, e della produttività del lavoro. La maggiore flessibilità è volta alla realizzazione, a regime, di un contratto unico con forme di tutela progressiva. Una maggiore tutela del lavoro dipendente ma anche un sostegno più ampio all’iniziativa privata, attraverso facilitazioni per autoimprenditorialità, venture capital e in particolare imprenditorialità giovanile. Sarà rafforzata e maggiormente responsabilizzata la contrattazione decentrata al fine di garantire il coinvolgimento del lavoratore con l’azienda in modo da legare la retribuzione all’interesse comune della produttività.
  • La riforma della Pubblica Amministrazione e la semplificazione burocratica, la riforma della giustizia civile, penale e amministrativa, la valorizzazione del percorso scolastico e formativo dei giovani, l’aiuto alla ricerca e una valorizzazione del percorso di studi universitario, anche attraverso la cosiddetta Garanzia Giovani.

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