Commissione Ue: con la e-card, arriva nuova e più efficiente economia dei servizi

“Gli ostacoli agli scambi di servizi frenano anche la competitività. Un uso migliore del mercato unico dei servizi aiuterà le imprese europee a creare occupazione e a espandersi al di là delle frontiere, offrendo una più vasta gamma di servizi a prezzi migliori, pur mantenendo elevati gli standard per i consumatori e i lavoratori”. Il Vicepresidente e Commissario per l’occupazione, la crescita e gli investimenti, Jyrki Katainen, ha commentato così il pacchetto di proposte che la Commissione europea ha varato nella giornata di oggi.

Sebbene i servizi rappresentino i due terzi dell’economia dell’Ue e creino il 90% circa dei nuovi posti di lavoro, tale settore non sfrutta appieno le sue potenzialità. La crescita della produttività in tale settore è bassa e il resto del mondo sta guadagnando terreno. Gli ostacoli esistenti impediscono la creazione e l’espansione delle imprese e si traducono per i consumatori in prezzi più elevati e in una scelta limitata. Inoltre le prestazioni del settore manifatturiero sono sempre più legate alla competitività dei servizi. Gli ostacoli agli scambi di servizi nel mercato unico costituiscono perciò un freno alla competitività dell’industria manifatturiera dell’UE. Per riuscire a invertire la tendenza, creare nuovi posti di lavoro e promuovere la crescita, la Commissione ha quindi avanzato una serie proposte che viaggiano in questa direzione.

Innanzitutto è stata prevista l’introduzione di una nuova e-card europea dei servizi. Si tratta di una procedura elettronica semplificata che renderà più facile per i prestatori di servizi alle imprese (ad esempio, imprese di ingegneria, consulenti informatici, organizzatori di fiere) e di servizi di costruzione espletare le formalità amministrative necessarie per fornire servizi all’estero. I prestatori di servizi potranno rivolgersi – nella propria lingua – a un interlocutore unico nel proprio paese, il quale dopo aver verificato i dati necessari li trasmetterà allo Stato membro ospitante. Come già avviene, solo quest’ultimo ha il potere di applicare le disposizioni regolamentari nazionali e di decidere se il richiedente può offrire servizi sul suo territorio. L’e-card non pregiudica gli attuali obblighi dei datori di lavoro né i diritti dei lavoratori.

Un’altra idea della Commissione è valutare la proporzionalità delle norme nazionali sui servizi professionali, convinta che spesso i limiti per l’accesso alle professioni come, ad esempio, farmacista o architetto, non rendano buon servizio ai cittadini Ue. Bruxelles non può regolamentare né deregolamentare le professioni, ma in base al diritto Ue ogni Stato membro deve stabilire se nuove prescrizioni nazionali per le professioni siano necessarie ed equilibrate. L’obiettivo è quindi chiarire questa procedura per accertarsi che gli Stati ci pensino bene prima di chiudere l’accesso ad una professione.

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