Comuni “in salute”: non è solo questione di bilancio. 60 indicatori per la qualità

Per una crescita del Pil che sia in nome della qualità e non solo della quantità, e per individuare un Comune in buona salute, non bastano bilanci e conti a posto: un buon Comune è quello che garantisce anche qualità dei servizi e alto tasso di “sostenibilità sociale”. Migliorare il tenore di vita dei cittadini, operando secondo criteri e indicatori chiari e oggettivi è di fondamentale importanza per tutte le amministrazioni locali: per questo motivo, l’Associazione Qualità Comuni, in collaborazione con UNI, l’Ente nazionale italiano di unificazione, ha elaborato una serie di indicatori particolarmente significativi per determinare le prestazioni di un’amministrazione locale.

Il nuovo strumento di misurazione, composto da sessanta indicatori, è stato presentato oggi a Milano in occasione del convegno “Comune ‘in salute’: 60 indicatori per misurare, comparare e migliorare”. Un evento al quale sono intervenuti il presidente UNI Piero Torretta, il presidente dell’Associazione Qualità Comuni, Mario Parma e rappresentanti di enti locali e istituzioni universitarie.

Gli indicatori della “buona amministrazione”, illustrati durante i lavori del convegno, sono contenuti nella Prassi di riferimento UNI n. 5/2013, pubblicata nei mesi scorsi. “Il documento, elaborato da un gruppo di esperti dell’Associazione Qualità Comuni in collaborazione con UNI – ha spiegato Piero Torretta, presidente dell’Ente nazionale italiano di unificazione – intende fornire dei riferimenti concreti che vadano oltre gli indicatori economici e finanziari canonici che determinano la “virtuosità” di un’amministrazione locale. Non si tratta di puri concetti teorici, ma di strumenti strettamente legati allo sviluppo economico sostenibile, all’inclusione sociale, alla protezione ambientale, alla sinergia tra istituzioni e cittadini in nome di un consolidato benessere globale. Insomma, un  piccolo ma importante tassello che si inserisce a pieno titolo nel grande progetto, di cui si parla ormai da tanto tempo, della crescita del PIL in nome della qualità e non più solo della quantità”.

Fra le prime esperienze della sperimentazione si segnala ad esempio il Comune Cornate D’Adda, sede dell’Associazione, è stato il primo in Italia a conseguire la certificazione del sistema di gestione per la qualità, seguito da altre 22 amministrazioni locali, distribuite in sette regioni italiane.

“Anche gli enti locali italiani, al pari delle altre organizzazioni private e pubbliche, devono partecipare con servizi efficienti e aggiornati al rilancio economico del Paese – ha affermato Mario Angelo Parma, presidente dell’Associazione Qualità Comuni – gli indicatori di prestazione individuati con questa prassi di riferimento rappresentano un contributo efficace per ottimizzarne la loro gestione. Il documento nasce dall’esigenza di trovare uno strumento per una misurazione oggettiva delle prestazioni offerte dalle amministrazioni pubbliche ai cittadini, concetto introdotto dal Decreto Legislativo n. 150/2009 (“Riforma Brunetta”) che costringe le PA a ragionare in termini di definizione  e allocazione  degli obiettivi che si intendono raggiungere, dei valori attesi di risultato e dei rispettivi indicatori.”

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