Centrale Porto Tolle, rinviati a giudizio dirigenti Enel. Soddisfatte associazioni ambientaliste

Il giudice per l’udienza preliminare di Rovigo, Alessandra Testoni, ha rinviato a giudizio per il prossimo 24 settembre, davanti al giudice monocratico di Adria, dieci persone tra i massimi dirigenti e tecnici dell’Enel a livello nazionale e locale che gestivano e facevano funzionare, appunto, la centrale di Porto Tolle. Il processo dovrà valutare se la centrale elettrica di Porto Tolle, inquinando l’aria del Delta del Po, abbia potuto far ammalare di più bambini, vecchi e la gente che ci vive. Apprezzamento è stato espresso da Greenpeace, Legambiente e WWF che si sono costituite parte civile nel procedimento: “Secondo l’accusa la centrale Enel di Porto Tolle è stata gestita in modo illegale con conseguenze ambientali e sanitarie gravi ed è per questo che ci appare invece sconsiderata la volontà di riattivare questa centrale altamente inquinante per fronteggiare l’emergenza energetica di questi giorni. La gestione miope e conservativa della risorse energetiche di cui il Paese dispone e che importa non può determinare la riattivazione di un impianto estremamente dannoso, sul quale sono in corso procedimenti penali della massima gravità”.

Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano inoltre come quella centrale sia oggi al centro di un progetto di conversione a carbone, già bocciato dal Consiglio di Stato, per favorire espressamente il quale si sono cambiate leggi nazionali e regionali. La centrale che Enel intende realizzare emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di nuove auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli circolanti in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze residue.

 

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