Petrolio, UP: in Italia consumi energia indietro di 20 anni

“I consumi di energia hanno perso circa il 10% rispetto al 2011 e sono tornati indietro di un ventina d’anni. A pagare il conto più alto è stato il petrolio che dal 2008 a oggi ha lasciato sul terreno poco meno di 17 milioni di tonnellate”. Sono i dati resi noti oggi durante l’assemblea annuale dell’Unione Petrolifera dal Presidente Alessandro Gilotti.

Dal 2009 le aziende attive nel settore petrolifero italiano hanno subito perdite di oltre un miliardo di euro l’anno; nonostante tutto “il petrolio rimane la principale fonte di energia del Paese”, anche se l’incidenza del greggio sul totale della bolletta è passata dal 90% del 1980 al 53% attuale. Dal 2008 ad oggi i consumi di prodotti petroliferi hanno registrato una contrazione pari a circa 5,4 miliardi di litri, di cui oltre 3 miliardi nel solo 2012. E in autostrada il calo dei consumi è addirittura a due cifre: -25%.

Gilotti ha spiegato che si è “superata la soglia dell’anelasticità”, cioè “mentre per molti anni si è creduto che la domanda di carburanti fosse indipendente dall’andamento dei prezzi, oggi i fatti dimostrano il contrario”. Insomma, “oltre una certa soglia non si può più andare e il continuo aumento delle tasse (tra accise e Iva) visto nel 2011 e nel 2012 ha depresso irrimediabilmente i consumi”.

Per il Codacons questi dati dimostrano le difficoltà che stanno attraversando le famiglie italiane, ormai bloccate in casa pur di risparmiare sul carburante. Sono finite persino le gite fuori porta del weekend; gli italiani si spostano solo quando è effettivamente necessario. Per l’associazione di consumatori le troppe imposte in un periodo di crisi finiscono per far crollare la domanda dei beni tassati e, inevitabilmente, si traducono in un minor gettito fiscale. E’ quanto successo in particolare sia con l’aumento dell’Iva dal 20 al 21% che con l’incremento delle accise su benzina e gasolio.

“Ecco perché aumentare l’Iva sui carburanti dal 21 al 22% sarebbe masochistico – scrive il Codacons – Inoltre sarebbe ora di mantenere, finalmente, la promessa, ormai  più che decennale, di un’accisa mobile, ossia di introdurre un meccanismo per sterilizzare l’aumento dei prezzi dei carburanti quando si supera una certa soglia, in modo da evitare che i carburanti costino come l’oro, compensando gli effetti moltiplicatori della tanto assurda quanto perversa doppia tassazione Iva + accise. Una mossa che, nella peggiore delle ipotesi, lascerebbe invariato il gettito, nella migliore eviterebbe il calo di introiti legato al crollo della domanda.

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