Rinnovabili, APER: nuovi decreti, troppe lacune

A una prima analisi emerge che le proposte fatte sono state accolte solo “in minima parte”. Che non ci sono semplificazioni atte a ridurre gli extra costi del settore delle rinnovabili. Che non c’è “nessun accenno a politiche di supporto per il raggiungimento della grid parity”, ovvero il punto in cui l’energia elettrica prodotta attraverso le rinnovabili ha lo stesso prezzo dell’energia tradizionale. Il primo commento dell’Associazione produttori di energia da fonti rinnovabili (APER) nei confronti dei nuovi decreti sulle rinnovabili, che venerdì hanno avuto il via libera, non è positivo. “Siamo un settore industriale di primaria importanza per il tessuto economico italiano: i continui e repentini cambi delle regole del gioco e la mancanza di una lungimirante politica energetica nazionale rischiano di portare alla crisi anche il nostro comparto che al contrario, fino ad oggi, ha garantito sviluppo e occupazione”, commenta Agostino Re Rebaudengo, Presidente di APER.

“Seppur con grave ritardo nella loro emanazione – spiega il presidente APER – finalmente gli operatori possono conoscere i contenuti definitivi dei decreti che ridisegneranno il settore delle rinnovabili nel loro complesso, uscendo così da una situazione di totale incertezza che durava ormai da troppo tempo. Ad una prima analisi, e riservandoci commenti approfonditi e puntuali in seguito, apprendiamo che, nonostante qualche lieve miglioramento, le numerose proposte sollecitate da Bruxelles, così come  le richieste esplicitamente avanzate sia dalla Conferenza Unificata sia da APER, non sono state accolte se non in minima parte”. Fra gli elementi considerati preoccupanti, ci sono l’assenza di “un periodo transitorio adeguato a tutelare gli investimenti in corso fino alla mancata opportunità di sviluppo per le filiere produttive”.

“Soprattutto rileviamo – prosegue Re Rebaudengo –  che non è stata prevista alcuna reale misura di semplificazione volta a ridurre gli “extra costi” subiti dal settore a causa della burocrazia, ma addirittura sono stati introdotti ulteriori meccanismi quali le aste, i contingenti annuali di potenza per i nuovi impianti e per i rifacimenti di quelli esistenti, l’introduzione dei registri anche per gli impianti di piccola taglia. Nessun accenno infine a politiche di supporto per il raggiungimento della grid parity: stupisce che i provvedimenti non contemplino infatti la possibilità dell’innalzamento del limite dello scambio sul posto e l’implementazione dei SEU, che potrebbero al contrario rappresentare un nuovo paradigma di sviluppo per la generazione distribuita. Misure queste ultime che contrastano palesemente con gli obiettivi europei sia in tema di energie rinnovabili sia di efficienza energetica, e ancor di più con quelli di recupero di produttività del nostro Paese”.

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