Fisco, allo studio fallimento individuale. Intanto aumenta peso Irpef

“Siamo sempre stati contrari in ogni modo alla norma sui fallimenti individuali”. Così Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adsubef, commentano la notizia secondo cui sono allo studio nuove norme per codificare i fallimenti individuali, quelli delle persone fisiche, e potrebbero nascere strutture ad hoc per occuparsi dei casi dei singoli contribuenti. “Un provvedimento che non ci piace prima di tutto dal punto di vista etico: non si può trattare una persona che fallisce economicamente alla stregua di un’impresa. Inoltre, tale misure sembra studiata ad hoc per agevolare i creditori. Questi ultimi, infatti, riusciranno in tempi rapidi e senza fatica ad appropriarsi dei beni dei cittadini che non riescono più a far fronte alla propria situazione economica. Essenzialmente si tratta dell’esproprio dell’appartamento a vantaggio delle banche o delle finanziarie, che invece dovrebbero essere più rispettose degli iter legali e giuridici in corso (ingiunzioni, pignoramenti, ecc) spiegano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Ma quella sui fallimenti individuali non è l’unica notizia fiscale di oggi. Secondo uno studio di Lef, associazione per la legalità e l’equità fiscale, l’incidenza dei redditi da lavoro e da pensione sull’Irpef è passata dal 79,66% all’81,55%, mentre l’imposta dal 75,6% al 78,4%, con un aumento di 3 punti percentuali. L’Irpef grava in massima parte sui redditi di lavoro dipendente e dei pensionati, con una crescita del peso delle due componenti nel periodo 2003-2010 di circa 2 punti percentuali in termini di reddito dichiarato e di quasi il 3% in termini di imposta, mentre nello stesso periodo cala il peso percentuale del reddito di lavoro autonomo.

Il Rapporto Irpef parla chiaro – commenta Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – e conferma quanto denunciato dall’inizio della crisi ad oggi da Adiconsum e cioè che la tassazione colpisce sempre i soliti noti e che ha raggiunto livelli ormai insopportabili. Condividiamo e appoggiamo – prosegue Giordano – l’invito del Fondo Monetario Internazionale rivolto al Governo italiano di ridurre la pressione fiscale come strumento per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e rilanciare l’economia del Paese. Concordiamo ampiamente col FMI – conclude Giordano – anche in merito alla spending review, che per essere efficace deve intervenire rapidamente tagliandole quelle voci di spesa non produttive.

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