Governo vara Documento di economia e finanza 2012: pareggio di bilancio nel 2013 e promozione della crescita

Il Consiglio dei ministri, riunitosi oggi a Palazzo Chigi, ha approvato il Def (Documento di economia e finanza) e il Piano nazionale delle riforme. Il documento conferma “il rispetto dei margini europei” e il pareggio di bilancio nel 2013 quando il rapporto deficit/Pil sarà allo 0,5%.

Nel 2013 – si legge nella nota del Governo – l`Italia dovrebbe raggiungere una posizione di bilancio in valore nominale di -0,5% del prodotto interno lordo, in conformità con il Trattato sul Fiscal compact che stabilisce il saldo strutturale annuo della P.A. è pari all`obiettivo di medio termine specifico per il Paese con il limite inferiore di un disavanzo strutturale del 0,5% del Pil ai prezzi di mercato”.

“Il rispetto dei margini europei è ulteriormente confermato dal fatto che in termini strutturali nel 2013 verrà raggiunto un surplus pari allo 0,6% del Pil. Anche l’impegno ad introdurre il vincolo del pareggio di bilancio nell’ordinamento costituzionale è stato rispettato in anticipo rispetto alle scadenze fissate dal Fiscal compact, grazie alla revisione dell’articolo 81 della Costituzione, che è stata approvata definitivamente ieri, 17 aprile“.

La nota del Governo continua: “L’Italia ha realizzato le riforme che si era proposta di portare a compimento con il supporto della Commissione: il consolidamento delle finanze pubbliche, la riforma del mercato del lavoro, l’aumento della concorrenza, la semplificazione della pubblica amministrazione, il completamento delle infrastrutture”.

Progressi fatti, ma resta ancora tanto da fare nei prossimi mesi, a cominciare dal rafforzamento della lotta all’evasone fiscale. “Particolare importanza è attribuita alla promozione della crescita, senza la quale ogni strategia di consolidamento finirebbe per annullare i suoi stessi effetti. In tale contesto, l’azione del Governo è specialmente rivolta al miglioramento delle condizioni di accesso al credito, alla riduzione dei tempi di pagamento della PA alle imprese, agli incentivi alle start-up innovative (un’azione particolarmente importante per i più giovani), a tempi più rapidi per i procedimenti della giustizia civile (in particolare per le imprese), al completamento dell’agenda digitale”.

Federconsumatori e Adusbef sono d’accordo sul fatto che i proventi della lotta all’evasione fiscale siano destinati ad alleggerire la grave situazione in cui versano le famiglie. Le Associazioni non condividono, però, la modalità che il Governo intende adottare per mettere in atto tale operazione: vale a dire la riduzione delle aliquote fiscali. “In questo modo, infatti, si finirebbe per avviare degli sgravi destinati anche agli stessi evasori, che già usufruiscono, senza averne diritto, a numerose agevolazioni a partire dall’assegnazione degli scarsissimi posti negli asili nido, o dalle borse di studio universitarie”.

“Non dimentichiamo, infatti – aggiungono Federconsumatori e Adusbef – che secondo i dati del Dipartimento delle Finanze tra i redditi più bassi rientrano quelli di orafi (12.300 Euro), gestori di stabilimenti balneari (13.600 Euro), albergatori (11.900 Euro), e via dicendo. Dati che lasciano pensare e che evidenziano la necessità di ristabilire equità, restituendo tutto quello che viene ricavato dalla lotta contro l’evasione fiscale, solo ed esclusivamente nelle tasche delle famiglie a reddito fisso che hanno sempre pagato le tasse. L’unico sistema certo per agire in tal senso è quello di detassare, attraverso detrazioni e altri strumenti simili, direttamente i redditi fissi di lavoratori e pensionati”.

 

 

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