Da Cittadinanzattiva 8 proposte per una giustizia a misura di cittadino

“Una giustizia che abbia i requisiti di un servizio pubblico di qualità dovrebbe garantire possibilità di accesso ampie, qualità delle decisioni e ragionevolezza dei tempi della risposta. Così non è per la giustizia italiana: l’eccessiva durata dei processi civili provoca anche un grave deficit di tutela dei diritti patrimoniali, influenzando significativamente il sistema economico italiano e la capacità del Paese di attirare investimenti”. A dirlo è Mimma Modica Alberti, responsabile Cittadinanzattiva-Giustizia per i diritti. L’Associazione ha preso parte oggi al convegno “Giustizia e legalità per la crescita del Paese” organizzato dall’Associazione Nazionale Magistrati durante il quale ha lanciato otto proposte in tema di giustizia. Si va dall’informatizzazione delle sedi giudiziarie e del processo; trasparenza in termini di nomina, tempi, costi e controllo dell’operato dei Consulenti Tecnici di Ufficio; semplificazione dei riti processuali civili; richiamo alle funzioni giurisdizionali di tutti i magistrati per smaltire l’arretrato civile. E ancora, Urp in tutti i tribunali e pieno ricorso alla mediazione.

In particolare Cittadinanzattiva ha proposto:

1.     Interventi strutturali per il riordino degli uffici giudiziari: capacità di coniugare esigenze di risparmio con la non più derogabile informatizzazione delle sedi giudiziarie e del processo. Chiudere 300 dei 848 Uffici dei giudici di pace produrrebbe un risparmio di circa 60 milioni di euro, da investire nella informatizzazione degli uffici giudiziari.

2.     Smaltimento dell’arretrato civile: per evitare ulteriori condanne per violazione del termine di ragionevole durata del processo sia in sede nazionale che comunitaria, costituzione di apposite sezioni e richiamo alle funzioni giurisdizionali di tutti i magistrati distaccati presso ministeri ed enti pubblici, con divieto di assumere incarichi extra-giudiziari.

3.     Riduzione dei riti civili: attuazione immediata di quanto previsto dalla Legge n° 69/2009 per unificare gli schemi processuali, individuando quello di principale e normale applicazione, salvo pochissime eccezioni.

4.     Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU): maggiore trasparenza e controllo in merito a nomina, tempi e operato, con contrattazione degli onorari da parte dei Tribunali.

5.     Osservanza e miglioramento delle norme di procedura civile esistenti: riduzione dei tempi previsti per la prima udienza (non oltre 50 gg.) e a comparire (max 60 e non più 90 gg. nei procedimenti di non particolare complessità); prevedere un termine massimo per la udienza di precisazione delle conclusioni.

6.     Gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie: rafforzare il ricorso alla mediazione delegata dal giudice, previsto dalla legge 28/2010.

7.     U.R.P. in tutti i tribunali: per orientare i cittadini e raccogliere segnalazioni e proposte.

8.     partecipazione civica: confronto tra i cittadini e gli attori del sistema giudiziario – in Consigli giudiziari, Osservatori sulla giustizia,  U.R.P. – per migliorare la qualità del servizio giustizia e garantire universalità dei diritti e sostenibilità del sistema giudiziario.

 

Un commento a “Da Cittadinanzattiva 8 proposte per una giustizia a misura di cittadino”

  1. Emilio Rossillo ha detto:

    Mi sembra importante che la giustizia sia considerata anche come un servizio, rispetto al quale il cittadino può chiedere il rispetto di criteri di qualità, come per altri servizi (sanità, trasporti etc.), e non più solo come un potere, anche se è indubbiamente uno dei principali poteri dello Stato. Le proposte formulate, a parte gli aspetti tecnici su cui non mi pronuncio, mi sembrano andare in questa direzione. Certo però ci vuole un grosso “salto” culturale da parte di tutti coloro che se ne occupano, dai politici agli operatori (magistrati, avvocati etc.), fino agli stessi cittadini che vi fanno ricorso.